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La Via delle Parole: LIBRI
Zen e Filosofia
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Shizuteru Ueda (Edizioni L'Epos, Palermo 2006)
di Mariangela Valentini
Che cos’è lo zen? E’ mangiare, dormire o qualsiasi cosa si faccia. Si potrebbe anche sostenere che lo zen non sia assolutamente niente. Che un pugno o una montagna possano essere zen. Nel tentativo di spiegarlo, l’autore del testo ( che è nato a Tokyo nel 1926, si è laureato a Kyoto dove ha insegnato a lungo Filosofia della religione e studiato anche in Germania) utilizza un metodo che non è accademico ma discende dalla sua stessa esperienza pratica. I quattro saggi che compongono il libro sono un serrato confronto con i temi fondamentali del buddhismo zen, col pensiero del mistico domenicano Meister Eckhart e del maestro Nishida Kitaro, ma anche con l’ontologia sostanzialistica occidentale fino all’idea buddista di relazionalità. Ueda sostiene che lo zen è tutto ciò che l’uomo può fare o essere, di terribile e affascinante come la vita stessa: la vita senza perché che sgorga libera e che non può essere espressa in parole ( “I fiori fioriscono così come fioriscono”, “ gli uccelli volano così come volano” recitano due celebri detti zen ). Il grande merito del libro sta nel ragionare con colta sottigliezza sui nessi e le differenze tra lo spirito zen e la filosofia e la religione occidentali. Nel buddismo zen, per esempio, quel che conta è risvegliarsi alla verità del “vero sé”, laddove per “vero sé” si intende “ il sé senza sé”, ( “l’io sono io” è l’origine di ogni sventura umana e la nozione autentica di “io” risiede invece nel suo eterno movimento, nel suo infinito aprirsi ). Al contrario nel pensiero occidentale l’identità è profondamente radicata nell’ego, nelle capacità del pensiero e l’etimologia stessa delle parole capire ( cum capere) e comprendere ( cum prendere ) rimanda all’afferare ed al senso del possesso, tracciando con forza la storia della “nostra” filosofia in assoluta antitesi al “lasciar andare” che connota la tradizione orientale. |
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Che cos’è lo zen? E’ mangiare, dormire o qualsiasi cosa si faccia. Si potrebbe anche sostenere che lo zen non sia assolutamente niente. Che un pugno o una montagna possano essere zen. Nel tentativo di spiegarlo, l’autore del testo ( che è nato a Tokyo nel 1926, si è laureato a Kyoto dove ha insegnato a lungo Filosofia della religione e studiato anche in Germania) utilizza un metodo che non è accademico ma discende dalla sua stessa esperienza pratica. I quattro saggi che compongono il libro sono un serrato confronto con i temi fondamentali del buddhismo zen, col pensiero del mistico domenicano Meister Eckhart e del maestro Nishida Kitaro, ma anche con l’ontologia sostanzialistica occidentale fino all’idea buddista di relazionalità. Ueda sostiene che lo zen è tutto ciò che l’uomo può fare o essere, di terribile e affascinante come la vita stessa: la vita senza perché che sgorga libera e che non può essere espressa in parole ( “I fiori fioriscono così come fioriscono”, “ gli uccelli volano così come volano” recitano due celebri detti zen ). Il grande merito del libro sta nel ragionare con colta sottigliezza sui nessi e le differenze tra lo spirito zen e la filosofia e la religione occidentali. Nel buddismo zen, per esempio, quel che conta è risvegliarsi alla verità del “vero sé”, laddove per “vero sé” si intende “ il sé senza sé”, ( “l’io sono io” è l’origine di ogni sventura umana e la nozione autentica di “io” risiede invece nel suo eterno movimento, nel suo infinito aprirsi ). Al contrario nel pensiero occidentale l’identità è profondamente radicata nell’ego, nelle capacità del pensiero e l’etimologia stessa delle parole capire ( cum capere) e comprendere ( cum prendere ) rimanda all’afferare ed al senso del possesso, tracciando con forza la storia della “nostra” filosofia in assoluta antitesi al “lasciar andare” che connota la tradizione orientale.













