|
Massimo Donà (ed. Bompiani)
di Mariangela Valentini
Se è vero che ricorrere alla magia può rappresentare la rottura di un patto con la ragione, altrettanto è che il mondo contiene sempre un grembo oscuro, velato ad essa di mistero. Questo libro del filosofo Massimo Donà è un’acuto esempio che ripercorre la storia delle idee d’Occidente in merito a questa questione sostenendo quanto la magia sia ancora tutt’altro che estranea al sentire contemporaneo. Filosofia e magia sono pertanto leggibili, secondo l’autore, nei tratti di un medesimo orizzonte, a partire dall’antica Grecia fino al cuore della cultura del nostro presente. Una storia antica, che comincia già nell’Odissea dove il sapere magico assume i contorni del volto di una donna: Circe e poi di Medea, di Afrodite e delle Baccanti seguaci di Dioniso, e prosegue nella tradizione cabalistica ed in quella cristiana, seppure nella loro differenza. Non è forse la consegna dei “Magi” a Gesù - si chiede Donà - un passaggio essenziale di consegna ad un ruolo nuovo di salvezza dell’umanità? L’analisi passa dunque al Medioevo ed al Rinascimento, in cui la magia rappresenta un campo di ricerca nuova nelle straordinarie figure di filosofi come Bruno e Campanella, per giungere al periodo illuministico che segna il radicale e voluto distacco dei filosofi enciclopedisti dai meandri del “mistero”, alla cultura romantica tedesca, da Goethe a Novalis, che restituiscono nuovo significato simbolico alla dimensione magica. Infine l’analisi delle figure più recenti, da Gurdjieff a Nietzsche, fino ai raffronti con la psicoanalisi (Freud e Jung) ed al significato della magia oggi, in un affollato percorso che comprende anche l’antropologo Ernesto De Martino, i cui studi tanta attenzione hanno dedicato alla parte umbratile dell’esistenza e della spiritualità umana.
|