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La Via delle Parole: LIBRI
In Tibet tra Uomini e Déi
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Silvia Vernetto (Edizioni Lindau)
Un affresco malioso di una terra sospesa su vette altissime e lontane, eppure spesso discussa dalla retorica della politica internazionale in vista delle prossime Olimpiadi. Questo bel libro di Silvia Vernetto, un’astrofisica catapultata per le sue ricerche nella terra degli dèi, è infatti una sequenza nitida di storie che vanno oltre gli stereotipi della cronaca recente sull’identità e sulla cultura tibetana, per raccontarci piccoli spezzoni di vita quotidiana, di riti sacri e antichi, di sterminate distese di nulla in cui il ritmo degli uomini, delle cose e degli animali, pulsa secondo cadenze lente e selvagge, estranee al tempo dell’Occidente. Il piccolo villaggio di Yangpachen alle falde della catena montuosa di Neyenchen Tanglha (il dio della montagna) è il teatro che ne ospita i racconti. Minuscoli centri sperduti, fatti di semplici tende di pastori erranti e maestosi templi soffocati dalle nuove edificazioni cinesi, costruiscono uno scenario che ospita, oltre agli abitanti, le mandrie di yak, i cani randagi e i monaci, i nuovi turisti, i ricercatori scientifici e gli stritolanti ingranaggi del potere della nuova Cina. Ma l’autrice non demorde dinnanzi a questo cemento che avanza sull’ altipiano del Tibet e ci descrive le lune e i soli che si alzano da sempre sulle case sgangherate degli abitanti sorridenti e sui loro templi illuminati dei ghiacciai, con dolcissima speranza.Mariangela Valentini
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Un affresco malioso di una terra sospesa su vette altissime e lontane, eppure spesso discussa dalla retorica della politica internazionale in vista delle prossime Olimpiadi. Questo bel libro di Silvia Vernetto, un’astrofisica catapultata per le sue ricerche nella terra degli dèi, è infatti una sequenza nitida di storie che vanno oltre gli stereotipi della cronaca recente sull’identità e sulla cultura tibetana, per raccontarci piccoli spezzoni di vita quotidiana, di riti sacri e antichi, di sterminate distese di nulla in cui il ritmo degli uomini, delle cose e degli animali, pulsa secondo cadenze lente e selvagge, estranee al tempo dell’Occidente. Il piccolo villaggio di Yangpachen alle falde della catena montuosa di Neyenchen Tanglha (il dio della montagna) è il teatro che ne ospita i racconti. Minuscoli centri sperduti, fatti di semplici tende di pastori erranti e maestosi templi soffocati dalle nuove edificazioni cinesi, costruiscono uno scenario che ospita, oltre agli abitanti, le mandrie di yak, i cani randagi e i monaci, i nuovi turisti, i ricercatori scientifici e gli stritolanti ingranaggi del potere della nuova Cina. Ma l’autrice non demorde dinnanzi a questo cemento che avanza sull’ altipiano del Tibet e ci descrive le lune e i soli che si alzano da sempre sulle case sgangherate degli abitanti sorridenti e sui loro templi illuminati dei ghiacciai, con dolcissima speranza.













