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Stefano Cattinelli (AAM Terra Nuova Edizioni)
di Mariangela Valentini
La morte è un’esperienza della vita. E gli animali, molto più che gli umani, la vivono come una tappa che non li spaventa, che fa parte integrante del loro ciclo vitale, che viene accolta con estrema naturalezza. Sono gli uomini a temerla, rimuoverla e ricondurla nella dimensione del mistero e dell’inconoscibilità. Sono gli uomini che proiettano l’incapacità di accettarla per loro stessi ed i loro animali, temendone l’insopportabile sofferenza ( ma la sofferenza di “chi” e per “cosa”? ). Da questo meccanismo irrisolto nasce il bisogno dell’eutanasia per i nostri amici a quattro zampe, per i cani ed i gatti che hanno accompagnato una parte più o meno lunga della nostra esistenza, delle nostre gioie e delusioni e sofferenze, affidandolo al veterinario di turno: per “risolvere al più presto” il dolore del distacco. E invece no, e forse più eticamente corretto, non solo. Perché non vivere fino in fondo la morte dell’animale assecondando i suoi ritmi e processi, senza sottrarsi a tutta l’assistenza, anche faticosa che questo percorso ci richiede? Perché non accompagnarlo con dolce fluidità negli ultimi “suoi” istanti come una crescita reciproca senza far ricorso a quella “fatale puntura”? Perché non rafforzare il legame dell’esperienza di morte, fino in fondo e con forza, trasformandola in un’autentica e piena esperienza di vita? Il libro vuol essere un esercizio d’amore, un modo tra i tanti per accompagnare i nostri animali nel loro ultimo viaggio dell’esistenza terrena ( consapevoli, che la morte spesso è anche casualità, senza scopi occulti, come la vita stessa ). |
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La morte è un’esperienza della vita. E gli animali, molto più che gli umani, la vivono come una tappa che non li spaventa, che fa parte integrante del loro ciclo vitale, che viene accolta con estrema naturalezza. Sono gli uomini a temerla, rimuoverla e ricondurla nella dimensione del mistero e dell’inconoscibilità. Sono gli uomini che proiettano l’incapacità di accettarla per loro stessi ed i loro animali, temendone l’insopportabile sofferenza ( ma la sofferenza di “chi” e per “cosa”? ). Da questo meccanismo irrisolto nasce il bisogno dell’eutanasia per i nostri amici a quattro zampe, per i cani ed i gatti che hanno accompagnato una parte più o meno lunga della nostra esistenza, delle nostre gioie e delusioni e sofferenze, affidandolo al veterinario di turno: per “risolvere al più presto” il dolore del distacco. E invece no, e forse più eticamente corretto, non solo. Perché non vivere fino in fondo la morte dell’animale assecondando i suoi ritmi e processi, senza sottrarsi a tutta l’assistenza, anche faticosa che questo percorso ci richiede? Perché non accompagnarlo con dolce fluidità negli ultimi “suoi” istanti come una crescita reciproca senza far ricorso a quella “fatale puntura”? Perché non rafforzare il legame dell’esperienza di morte, fino in fondo e con forza, trasformandola in un’autentica e piena esperienza di vita? Il libro vuol essere un esercizio d’amore, un modo tra i tanti per accompagnare i nostri animali nel loro ultimo viaggio dell’esistenza terrena ( consapevoli, che la morte spesso è anche casualità, senza scopi occulti, come la vita stessa ). 













