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Perchè il Tibet è cinese?
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L’invasione cinese
La Guerra di Corea, scoppiata nel giugno del 1950, con l'intervento americano a sostegno della Corea del Sud, fu l’occasione per aprire la strada all’occupazione cinese, essendo lo scenario diplomatico mondiale distratto da quel fronte. Il 7 ottobre 1950, l'Esercito di Liberazione Popolare invase il Tibet, annientando lo sparuto esercito locale e prendendo, di fatto, possesso del Paese delle Nevi. Proprio alla fine dello stesso anno, l'attuale XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, assunse i poteri spirituali e temporali come Capo dello Stato, dopo aver compiuto il sedicesimo anno di età. A lui la dirigenza comunista cinese impose l’accordo noto come "Trattato di liberazione pacifica in 17 punti”. Egli fu costretto a firmarlo sotto la pressione militare cinese, dietro minaccia di occupazione della capitale Lhasa, divenando più un’imposizione unilaterale che un vero trattato di pace.Ben presto seguirono misure di redistribuzione delle terre e mutamenti negli assetti di legittimazione della proprietà, fino allora strutturata in tre tipologie: quella della nobiltà, del clero buddhista e quella “libera”. Dal 1952 i cinesi vennero economicamente incentivati a trasferirsi in massa dalle regioni limitrofe: il risultato prodotto è che, ad oggi, i tibetani si trovano ad essere in minoranza nel proprio territorio. Nel 1954 il Dalai Lama chiese un incontro con Mao Tse Tung in persona per negoziare una soluzione pacifica: fu invitato a Pechino assieme al Panchen Lama per una storica visita ma, tornati in patria, i due giovani leader tibetani scoprirono come le milizie comuniste avessero già iniziato ad attuare una sistematica persecuzione del clero buddista. Le parole diplomatiche si scontravano con l’inizio della distruzione organizzata del culto tibetano e dei monasteri, nell’indifferenza europea e americana, coinvolta dagli scontri in Corea. In Tibet presero piede repressioni e arresti di massa, sessioni di reiducazione e internamento nei campi, oppressioni in genere che maturarono le condizioni per i primi tentativi di insurrezione armata nel 1955, a cui parteciparono persino i monaci buddisti. Nel 1956 i cinesi scatenarono un’offensiva sanguinosa, con 150mila soldati sul campo e bombardamenti a tappeto contro la guerriglia tibetana. Durante il 1957 e il 1958, alle incursioni dei ribelli, la Cina rispose colpendo la popolazione, bombardando villaggi, uccidendo monaci, distruggendo monasteri e passando per le armi i sospettati di collaborazionismo. In quegli anni Mao e la sua macchina bellica furono responsabili di un tremendo genocidio.
Il 10 marzo 1959 il movimento di resistenza tibetano, ormai diffuso su tutto il territorio, tentò di avviare una grande sollevazione nazionale. Il fulcro della rivolta divenne Lhasa, la capitale. La notte tra il 17 e il 18 marzo il Dalai Lama, i suoi famigliari e alcuni ministri, uscirono segretamente da Lhasa per rifugiarsi nelle zone meridionali del Tibet, dietro la concreta minaccia di un suo imminente “prelevamento” da parte dell’esercito comunista. All’alba del 20 marzo 1959 cominciò la “battaglia di Lhasa”. I cinesi bombardarono e attaccarono la città, colpirono il palazzo del Potala, il Jokhang, le abitazioni civili. I soldati si scatenarono stroncando la vita di decine di migliaia di persone. Il governo tibetano venne sciolto e le poche autonomie ancora riconosciute abolite. Il Dalai Lama, a malapena fuggito dalla battaglia, riuscì a varcare i confini per rifugiarsi in India dove ricevette asilo politico, nonostante le richieste di estradizione della Cina. Da allora ebbe inizio la diaspora tibetana, con i suoi profughi sparsi in tutto il mondo.
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La Guerra di Corea, scoppiata nel giugno del 1950, con l'intervento americano a sostegno della Corea del Sud, fu l’occasione per aprire la strada all’occupazione cinese, essendo lo scenario diplomatico mondiale distratto da quel fronte. Il 7 ottobre 1950, l'Esercito di Liberazione Popolare invase il Tibet, annientando lo sparuto esercito locale e prendendo, di fatto, possesso del Paese delle Nevi. Proprio alla fine dello stesso anno, l'attuale XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, assunse i poteri spirituali e temporali come Capo dello Stato, dopo aver compiuto il sedicesimo anno di età. A lui la dirigenza comunista cinese impose l’accordo noto come "Trattato di liberazione pacifica in 17 punti”. Egli fu costretto a firmarlo sotto la pressione militare cinese, dietro minaccia di occupazione della capitale Lhasa, divenando più un’imposizione unilaterale che un vero trattato di pace.
