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Perchè il Tibet è cinese?
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La legittimazione cinese
E’ proprio da questo periodo che trae fondamento il principio teorico di legittimazione della moderna annessione cinese del Tibet. Più di sette secoli fa, infatti, Cina, Tibet e Mongolia erano parti dello stesso impero. Per questo motivo oggi la Cina, potenza egemone, rivendica la piena legittimità ad esercitare la propria sovranità su un territorio un tempo unito. Già con il declino della potenza dell’impero mongolo, alla fine del ‘600, il Tibet iniziò a sentire il peso del “grande vicino”. Lungo tutto il ‘700, con la dinastia Manciù, vi furono molteplici tentativi di estendere l’ingerenza cinese in Tibet, con episodi anche cruenti ma senza giungere ad una guerra aperta. A fine secolo lo scacchiere internazionale dell’Estremo Oriente era ormai drasticamente mutato, con la presenza degli imperi occidentali e, soprattutto, della Gran Bretagna in India. Nel 1800, la vastità del territorio tibetano si trovò incastrata in un gioco di strategia tra le tendenze egemoniche della Cina e quelle inglesi, cui più tardi si aggiunsero quelle russe, portando a soluzioni diplomatiche che produssero alcuni importanti trattati di delimitazioni confinarie. Nel 1898 la Gran Bretagna intervenne in Tibet inviando forze militari indiane proprio per una controversia confinaria, di fatto attuando un'occupazione militare del paese. In risposta a questa operazione, il ministro degli esteri cinese affermò per la prima volta in modo esplicito che la Cina, da sola, era legittimata a rivendicare la sovranità sui territori tibetani. L’episodio si concluse con un trattato in cui le due potenze si impegnavano a non intromettersi nell'amministrazione del governo tibetano e ad impedire che altri lo facessero. |
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E’ proprio da questo periodo che trae fondamento il principio teorico di legittimazione della moderna annessione cinese del Tibet. Più di sette secoli fa, infatti, Cina, Tibet e Mongolia erano parti dello stesso impero. Per questo motivo oggi la Cina, potenza egemone, rivendica la piena legittimità ad esercitare la propria sovranità su un territorio un tempo unito. Già con il declino della potenza dell’impero mongolo, alla fine del ‘600, il Tibet iniziò a sentire il peso del “grande vicino”. Lungo tutto il ‘700, con la dinastia Manciù, vi furono molteplici tentativi di estendere l’ingerenza cinese in Tibet, con episodi anche cruenti ma senza giungere ad una guerra aperta. A fine secolo lo scacchiere internazionale dell’Estremo Oriente era ormai drasticamente mutato, con la presenza degli imperi occidentali e, soprattutto, della Gran Bretagna in India. Nel 1800, la vastità del territorio tibetano si trovò incastrata in un gioco di strategia tra le tendenze egemoniche della Cina e quelle inglesi, cui più tardi si aggiunsero quelle russe, portando a soluzioni diplomatiche che produssero alcuni importanti trattati di delimitazioni confinarie. Nel 1898 la Gran Bretagna intervenne in Tibet inviando forze militari indiane proprio per una controversia confinaria, di fatto attuando un'occupazione militare del paese. In risposta a questa operazione, il ministro degli esteri cinese affermò per la prima volta in modo esplicito che la Cina, da sola, era legittimata a rivendicare la sovranità sui territori tibetani. L’episodio si concluse con un trattato in cui le due potenze si impegnavano a non intromettersi nell'amministrazione del governo tibetano e ad impedire che altri lo facessero. 
