CURRENT MOON
HOME arrow RUBRICHE arrow La Via delle Origini arrow La Preparazione Spagirica (seconda parte)
La Preparazione Spagirica (seconda parte) PDF Stampa E-mail

di Marco VIttori e Stefano Stefani (tratto da BioGuida n. 6 Autunno 2004)

 

(Parte seconda)

Concludiamo, con questa seconda parte, il lungo articolo sui modi di manipolare le piante che la Natura ci elargisce e che la tradizione antica ci tramanda. Per tutto quanto si andrà esponendo vale la medesima accortezza di tenere conto, il più possibile, dell’armonia del Cielo e della Terra nel preparare la forma farmaceutica, anche nel momento della sua somministrazione.

LE QUINTESSENZE SPAGIRICHE

La Quintessenza Spagirica si ottiene canonicamente attraverso complicati passaggi che prevedono la divisione della pianta in tre parti e un seguito complesso di purificazioni con grande scarto di materiale e di tempo. Nella norma si prevedono invece tre passaggi: 1. estrazione dell’olio essenziale 2. preparazione dello spirito 3. dinamizzazione con i sali
Il primo passaggio prevede l’estrazione degli oli essenziali che può avvenire in corrente di vapore o per spremitura a freddo. Il metodo per spremitura è molto semplice da capire, basta strizzare la buccia di un agrume per vedere uscire l’olio suddetto. Il metodo in “corrente di vapore” prevede invece una strumentazione più complessa. Il secondo passaggio avviene per fermentazione della pianta residua (cfr Elixir e fermentati). Il terzo passaggio prevede il recupero dei residui della pianta dopo la fermentazione e la loro calcinazione. Si riduce così la pianta in cenere che, procedendo con il calore, produce un sale solubile (carbonato di potassio) e un residuo insolubile. Dopo aver sciolto la cenere ottenuta in molta acqua distillata si procede all’evaporazione fino alla cristallizzazione dei sali. Anche questa operazione (calcinazione e liscivia) vanno ripetute più volte, fino ad ottenere un Sale bianchissimo. Si può, quindi, procedere alla ricongiunzione e dinamizzazione spagirica ([1]) che può avvenire in vari modi. In generale si usa un “circolatore” in vetro, composto di una cucurbita e capitello cieco. Si pongono nella cucurbita l’olio essenziale, l’alcool e i sali lisciviati e dopo aver posto il capitello chiuso ermeticamente si riscalda leggermente. I vapori si levano lentamente dalla cucurbita, si espandono nel capitello per condensare in una contrazione quando incontrano le pareti del capitello. Il vapore ridiviene liquido e ridiscende lungo le pareti o da un gocciolatore raccolto da una gronda. Questa circolazione, come anche altre, partecipa fortemente nell’esaltazione delle proprietà biofisiche del rimedio.

(3)La circolazione è un metodo che imita l’evaporazione e la condensazione, sottoforma di pioggia o rugiada, dell’acqua sulla Terra. Chiedete ad un vecchio contadino quale sia la differenza tra un ortaggio cresciuto con l’acqua di pioggia e l’acqua dell’irrigazione!

Le acque salate

Il sale è analogico al Sole, infatti il primo preserva dalla corruzione del corpo, il secondo conserva la vita, stimolandola. Il sale è il fulcro delle strutture cristalline chimiche e biochimiche, il Sole è il fulcro della vivificazione, senza entrambi la vita non potrebbe esistere. Il sale può avere tre manifestazioni: una fissa, una volatile e una essenziale. Altrettanto il sole che esercita una “forza volatile” come l’irraggiamento e una “forza fissa” che è rappresentata dalla gravità e che come dice il nome, è greve, sinonimo anche di pesante, denso. L’essenzialità del Sole ci è donata dalla luce Lunare come l’essenzialità del sale è data dalla digestione e dalla cozione a caldo.

I modi di preparazione di un sale

Vi sono molte maniere di estrarre un sale, la scelta determinerà le caratteristiche del risultato. Oltre alla maniera consueta di estrarre il sale tramite la calcinazione, che è priva però della possibilità di estrarre i delicati sali organici, esiste un altro metodo. Questo consiste nel circolare e distillare continuamente dell’alcool distillato della pianta. Alla fine un sale simile a zucchero di colore bianco giacerà sul fondo. Disciolto in acqua, filtrato e ricristallizzato. Infine, col terzo metodo, ridotte in poltiglia piante in un mortaio, se ne estrae il succo. Questo viene sobbollito come facevano le nostre bisnonne sulla cucina economica, quando preparavano i minestroni di verdure. In questo caso, l’evaporazione, con una continua eliminazione delle parti più spesse (frustoli, frammenti vegetali) si spinge fino a ottenere un liquido della consistenza del miele. Si lascia evaporare a temperatura ambiente, si lascerà asciugare, si triturerà e si chiuderà in un vaso a tenuta. Si può utilizzare un pizzico la polvere messa in un bicchiere di acqua calda per le varie utilizzazioni della pianta stessa.

Oleoliti

La preparazione degli oleoliti prevede la messa in infusione della pianta in olio. L’olio più utilizzato è quello di ricino , che già di per sé offre caratteristiche curative, quali: essere antisettico, disinfettante, antimicotico e calmante nel caso di dermatiti. Il ricino, risulta anche presso gli Egizi, tra gli oli, il più utilizzato per la sua stabilità. Per le preparazioni degli oleoliti si seguono le medesime modalità previste per i macerati in alcool. La differenza rispetto alle preparazioni in alcool è nell’attenzione che si ha nell’evitare di porre la pianta umida di rugiada, per non determinare formazioni di muffe e/o l’imputridimento del preparato. Per questo motivo si preferisce raccogliere la pianta o nella seconda ora dell’archetipo che ci interessa, per esempio al sabato, non all’alba, ma nel primo pomeriggio. Un’altra soluzione, che si può adottare con piante che mantengano a lungo la vitalità, una volta colte, è quella di lasciarle asciugare qualche ora in ambiente fresco e ventilato, non toccato dai raggi del sole diretti. Se analizzassimo il contenuto di sostanze vegetali, conosciute come principi attivi, in un oleolito troveremmo che esse sono certamente trascurabili rispetto agli oggettivi effetti dei medesimi nell’uso terapeutico. La giustificazione a tale efficacia è dovuta alla capacità dell’olio di portare in sé dei principi “sottili” (Arcana). Tali principi (potenzialità) vengono poi “trasmessi” attraverso la cute a tutto l’organismo. La preparazione dell’oleolito, esponendolo ai raggi solari dall’alba al tramonto, permette di fondere i magnetismi della pianta con quello dell’olio stesso, magnetismi a cui, naturalmente si aggiunge quello proprio del Sole estivo. L’operazione di esposizione si effettua per una o più cicli lunari. Alla fine si filtra, si strizza la pianta per recuperare, il più possibile, l’olio adeso. Poi si calcina il residuo strizzato fino ad ottenere una cenere candida, che a caldo viene aggiunta all’olio filtrato, agitato e messo a dimora al buio per un periodo sufficiente all’ unificazione e purificazione dell’individuo olio-pianta, circa qualche mese. Non ci stanchiamo di richiamare l’attenzione al fatto di rispettare i tempi spagiricamente corretti per un buon risultato.

Enflourage

Si tratta di un metodo un tempo ampiamente usato presso la cultura contadina che prevedeva, anziché l’uso dei grassi di origine vegetale, quello dei grassi animali come la sugna di verro, grasso dei reni di toro, utilizzato per estrarre profumi molto delicati come la rosa bulgara o il gelsomino, oppure, per preparare unguenti contenenti piante aromatiche che venivano spalmate sul petto o sopra le narici sia per curare patologie infettive, sia per proteggersi efficacemente da possibili contagi. Il metodo, conosciuto già dagli egizi, consiste nella fusione del grasso depurato da sangue e da altre impurità, che veniva purificato con l’allume di rocca tramite una robusta ebollizione che durava una quindicina di minuti. Le quantità di allume era di circa il 15% per cento che veniva mescolato in una soluzione del 70% di grasso di verro e il rimanente di grasso estratto dalle reni di toro. Attraverso una lunga e difficile operazione portando via la schiuma (che è già un grasso con una buona purezza) si aggiunge al grasso medesimo, una volta rifuso, dell’acqua di fiori d’arancio e di rosa, nella quantità di circa il 3% ciascuno. Si schiuma nuovamente, e una volta rifuso il grasso così trattato, si aggiunge del benzoino in quantità di circa lo 0,3% . Di nuovo raffreddato il grasso così ottenuto viene raffreddato e conservato in contenitori chiusi. Così preparato si potrà allora procedere all’Enflourage vero e proprio che consiste nel versare il grasso in contenitori dal fondo di vetro con un telaio in legno, come cornice, alto meno di 10 centimetri. Si fonde il grasso, per balneum o altra fonte non diretta di calore, e si aggiunge una certa quantità di fiori che vengono lasciati così per circa quarantotto ore per permettere l’assorbimento del grasso delle sostanze odorose. La miscela così ottenuta viene sciolta in alcool per tre volte, con parti di questo a scalare (tre parti la prima volta, due la seconda e una la terza), allo scopo di portare in soluzione le sostanze eteree (che sono oli) dei fiori in presenza di un debole calore. Gli estratti alcolici vengono riuniti e raffreddati per fare precipitare le parti insolubili (le cere e le resine più grossolane). Si filtra e si distilla sotto vuoto, a bassa temperatura, e si ottengono così i profumi. Il metodo, oggi abbandonato, sicuramente laborioso e lungo, permette di ottenere una resa impensabile con il metodo a corrente di vapore, sicuramente più veloce ed economico, specie perché trovare, oggi, il grasso di verro e di toro risulta un’impresa assai ardua. Naturalmente comprendiamo come un’estrazione con un solvente chimico di sintesi “sbaragli” in termini di convenienza per costi e per tempo impiegato, ma sicuramente non potrà mai “infondere” quegli aspetti magnetici ormai perduti e sacrificati sull’altare del profitto.

Saponi molli e saponi duri

Come ci riferisce uno dei maestri della spagiria, Angelo Angelini, non troviamo riferimenti espliciti sull’esistenza dei saponi presso gli egizi. In realtà dal papiro di Ebers si parla del trattamento di olio con carbonati sodici (natron) a caldo. Tali sali con gli alluminati erano presenti in laghi salati situati nei deserti egizi. In realtà gli egizi utilizzavano anche i sali provenienti dalla calcinazione delle piante, che, notoriamente sono prevalentemente formati da carbonato di potassio e elementi in tracce, definiti oligoelementi. L’utilizzo dell’una e dell’altra pianta portano a definire in maniera miratale proprietà terapeutiche dei saponi stessi. Inoltre in questi venivano aggiunti sostanze come: miele, estratti d’erbe acque distillate che potenziavano ulteriormente le loro peculiarità terapeutiche. L’uso era prevalentemente a livello cutaneo, anche se vi sono riferimenti ad un uso orale. L’utilizzo dei saponi veniva ad appoggiare i medicamenti somministati per bocca. I saponi venivano o applicati lungo i meridiani che si decideva di utilizzare e/o in corrispondenza dell’organo malato. Come grassi venivano usati, oltre a quelli vegetali, anche grassi di origine animale quale quello del toro, del verro suddetto. La distinzione tra saponi molli e duri è ampiamente descritta anche da Plinio. Le liscivie possono essere carbonatiche o caustiche. Queste ultime si ottengono trattando i carbonati di sodio o potassio con calce in soluzione liquida secondo ben determinate proporzioni. Il carbonato di potassio si può ottenere sia dalla calcinazione vegetale sia dal sudiciume della lana dei montoni e, come già detto, dalle acque ipersaline dei laghi salati. Con questo sistema si possono avere sali provenienti dai tre regni: vegetale, animale e minerale. Quest’ ulteriore connotazione si viene a specializzare la peculiarità archetipale del preparato. Nella preparazione dei saponi molli che avviene con l’uso della potassa, senza entrare nella particolare operatività che è ampiamente descritta da Angelini, la massa ottenuta chimicamente non separata è da considerarsi come una classica miscela da impasto. Viceversa i saponi duri sono preparati a partire dalla soda. Le differenze sono che il sapone potassico è molto più solubile di quello sodico: le proprietà del primo risultano molto più “dolci” di quello a base di soda. La preparazione dei saponi prevede tre fasi: la prima è quella della miscelazione degli alcali con le sostanze grasse; la seconda è la chiarificazione o la saturazione completa delle materie grasse a mezzo degli alcali in presenza di eccesso d’acqua; infine, nella terza fase, l’eliminazione dell’acqua in eccesso attraverso la cottura, che, tra l’altro, permette di ottenere la giusta consistenza del sapone stesso.

Pomate ed empiastri

Pomate e empiastri costituiscono un altro capitolo della medicina tradizionale, purtroppo abbandonati nella loro preparazione tradizionale, a favore di più remunerative preparazioni della chimica farmaceutica. L’efficacia di detti preparati dipende ovviamente dalla qualità, non solo in senso della purezza dei costituenti, ma soprattutto dalla loro vitalità. Gli empiastri sono parte della tradizione più antica delle preparazioni medicamentose. Le operazioni lunghe, difficoltose e “sporche” che uno spagirista deve compiere vengono ripagate dall’efficacia delle medesime che nulla hanno in comune con i moderni coctails chimici in quanto a potere curativo. Pomate e empiastri consistono nella mescolanza con olii vegetali o grassi animali di sostanze in polvere sia vegetale sia di origine minerale. Per le preparazioni rimandiamo a quanto detto per la preparazione degli oleoliti, dei saponi e nel paragrafo dedicato all’enflourage.

Melliti

Metodo molto in voga presso i musulmani, fu ampiamente descritto dal filosofo Avicenna. Si tratta di macerare la pianta fresca o secca nel miele. E’ un metodo molto efficace, sopratutto per la lavorazione delle piante essenzifere; abbisogna di una buona quantità e qualità di miele, magari il medesimo della pianta che poniamo in macerazione. La pianta deve essere asciutta, per evitare putrefazioni e muffe.

Articoli di approfondimento tratti dalla rivista Kemi-Hathor-Milano:
Enoliti, Elisir e Vini Medicali,
Giuseppe M. S. Jerace (n° 42 K.H)
Gli Oleoliti, Angelo Angelini (n° 51 K.H).
I Saponi - Saponi Molli, A. Angelini (n° 52-53 K.H).
Delle Tinture, A. Angelini (n° 56 K.H.)
Gli strumenti Spagirici, A. Angelini (n°56 K.H.)
I Melliti, A. Angelini (n° 67 K.H).
Olii, Pomate ed Empiastri, A. Angelini ( n° 70 K.H).
I Decotti Egizi, A. Angelini (n° 70 K.H.)

Immagini tratte da: www.esonet.org (incisioni di apparati alchemici e distillatori dai Lavori del Geber, Londra 1678)




Aggiungi questo articolo ai tuoi preferiti:
Salva articolo su SalvaSiti.com!Segnala su Fiuh.Fiuh.it!Segnala su Segnalo.com!Segnala su OK Notizie!Digg!Reddit!Del.icio.us!Google!Live!Technorati!Furl!Yahoo!Ma.gnolia!
 
< Prec.   Pros. >