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Breve storia degli erbari PDF Stampa E-mail

A partire dal XIV e XV sec. furono eseguiti in Italia numerosi manoscritti in un latino che tendeva al volgare o in volgare: in essi confluiscono diverse tradizioni testuali e figurative con frequenti contaminazioni di carattere magico, religioso ed alchemico. Verso il XV ed il XVI sec., parallelamente all’invenzione della stampa, ci sono due erbari straordinari per qualità di esecuzione che preannunciano nuovi atteggiamenti nella raffigurazione botanica: l’Erbario Carrarese, ora alla British Library di Londra, che figurava nella biblioteca del celebre naturalista Ulisse Aldrovandi ed il Liber de simplicibus di Benedetto Rinio conservato alla Biblioteca Marciana di Venezia. Nell’Erbario Carrarese è inserito un breve trattato di botanica del medico arabo Serapione il Giovane vissuto in Spagna nel IX sec. Quest’opera è stata eseguita a Padova, centro importantissimo per la sua Università, e le piante sembrano il risultato di un nuovo approccio al mondo naturale. Il codice Rinio invece fu redatto dal medico di Conegliano Niccolò Roccabonella , mentre i disegni spettano all’artista veneziano Andrea Amadio. L’avvento della stampa nella seconda metà del XVI secolo ha apportato un cambiamento enorme nel mondo dei libri: la nuova tecnica porta infatti le incisioni al posto dei disegni dei manoscritti, pur essendoci un periodo di coesistenza. Inizialmente, con l’uso della xilografia, l’illustrazione botanica fa un passo indietro, poiché la nuova tecnica ha bisogno di essere sviluppata e si nota la differenza con l’armoniosa evoluzione degli erbari manoscritti contemporanei. La perdita del colore della xilografia viene supplita talvolta da una colorazione manuale.



 
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