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Nel VI sec. viene tradotto dal greco al latino il testo di Dioscoride e ne risultano due versioni, la lombardus e la vulgaris; nello stesso periodo viene tradotta anche l’opera di Galeno sui semplici. Il testo di Dioscoride subì pesanti interpolazioni con altri testi minori, come l’Herbae foeminae, attribuito allo stesso Dioscoride ed il Liber medicine ex animalibus di Sesto Placito Papirense.
Nel VI sec. l’erbario di Apuleio si diffuse in tre archetipi e, la maggioranza delle copie sopravvissute, risale a periodi in cui c’è stato un forte interesse per gli autori classici, cioè fino al XVI sec., anche se in questo periodo in Italia cominciano a prevalere gli studi diretti sulla natura. Il Dioscoride fu particolarmente apprezzato e studiato in ambito arabo divenendo, dopo Galeno, il medico a cui si fa fa riferimento più spesso. Già a partire dal IX sec. non mancarono medici arabi che coltivarono la farmacologia (tutte le più importanti opere arabe verranno tradotte a Salerno e a Montecassino): i commenti eruditi più originali sono di Abu Ali-ibn-Sina o Avicenna (980-1037), medico famoso per il suo grande senso clinico e direttore dell’ospedale di Baghdad. Enorme importanza hanno le sue opere di logica, metafisica e medicina, il Qanun (Canone) e lo Shifa (Terapia). I suoi scritti arrivano in Europa grazie alla politica di apertura del Califfato di Cordova ed è nella Spagna araba dell’anno 1000 che vengono espressi i più alti livelli culturali del tempo. La farmacologia araba in Andalusia raggiunse il suo punto più alto con al-Ghafiki e con Ibn al-Baytarsia attraverso la conoscenza del testo di Dioscoride e lo studio dal vero delle specie botaniche. In Italia Meridionale sono confluite varie correnti di pensiero, con punto di incontro i monasteri benedettini, dove verso la seconda metà dell’XI sec. gli antichi erbari venivano ricopiati proponendo una riduttiva schematizzazione dell’immagine della pianta. A Montecassino Costantino l’Africano aveva tradotto dall’arabo le più importanti opere mediche arabe e, attraverso l’espansione della cultura islamica in Spagna ed in Sicilia, vi fu in seguito la fioritura della grande scuola medica laica di Salerno del XII sec, continuata poi da Federico II. Famosa ed interessante è un’opera sui semplici le cui varie stesure testuali oggi sono note come De simplici medicina, Tractatus de herbis, Secreta Salernitana o Circa instans dall’incipit dell’opera. I Tacuina sanitatis sono testi riguardanti l’igiene alimentare e derivano dall’operetta di Ibn Botlan, un medico arabo vissuto nell’XI sec.; la traduzione latina del Taqwin di Botlan è probabilmente stata attuata in Sicilia nella seconda metà del XII sec. ma i Tacuina appartengono al mondo lombardo del XIII sec.
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