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Grandissimo medico fu Galeno, nato a Pergamo nel 131, ma vissuto a Roma alla corte di Marco Aurelio, dove morì nel 210 d.C., autore di libri che riguardano idrolati ed elisir, tendente ad associare diverse specie medicinali dosate accuratamente, da cui il nome di preparati “galenici”, famosi ancora ai nostri giorni. Fino a quel momento non sono sopravvissuti erbari illustrati a noi noti, e i frammenti di rotoli miniati greci rimasti sembrano veramente pochi e del tutto insignificanti dal punto di vista artistico. Molti frammenti riguardano per lo più interessi di tipo scientifico, con illustrazioni piuttosto rozze, tanto che, non fosse per il fatto che rappresentano un gruppo omogeneo, non avrebbe nemmeno senso introdurli nella storia dell’arte. Di un gruppo più tardo fa parte il più antico e noto erbario figurato della tradizione occidentale, il Papiro Johnson del IV sec. d.C. rinvenuto in Egitto nel 1904, in realtà un frammento che mostra con chiarezza l’immagine di due piante, il symphyton e il phlomos, accompagnate da una breve descrizione in greco che, rispetto ai papiri del II sec., sono più grandi e disegnate in modo più dettagliato. Uno degli erbari più illustri è il De Materia Medica di Dioscoride, medico militare al tempo di Nerone (I sec. d.C.), frutto del lavoro sui campi militari romani. Il De materia medica è suddiviso in cinque libri che trattano le piante medicinali, un sesto libro viene considerato apocrifo ed è dedicato ai veleni. Il primo esempio illustrato del De Materia Medica appartiene alla Biblioteca Nazionale di Vienna ed è conosciuto come Codice di Giuliana Anicia, dal nome della principessa di Costantinopoli per cui fu prodotto nel 512 d.C.: è uno dei momenti più alti nella storia degli erbari illustrati. Giuliana Anicia era figlia di Anicio Olybrio, Imperatore d’Occidente nel 472 e questo libro vuole rendere onore alla principessa, futura imperatrice.
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