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Breve storia degli erbari PDF Stampa E-mail

Gli erbari sono un genere letterario che ha radici antichissime: già duemila anni prima di Cristo esistevano papiri appartenenti alla tradizione egiziana e, prima ancora, gli Assiro-Babilonesi hanno lasciato le loro testimonianze su tavolette d’argilla, seguiti dalla tradizione greca e da quella giudaica. Non possiamo disgiungere la storia degli erbari dalla storia della medicina cui bisogna aggiungere quella della religione, soprattutto alle origini, quando l’uomo era incapace di dominare gli eventi morbosi. La valle del Nilo e la “Siria tra i fiumi”, com’è chiamata la Mesopotamia nell’Antico Testamento, furono entrambe terre feconde di sapienza medica. Più di mille anni intercorrono dal 2800 al 1700 a.C., dall’età di Imothep, creatore della prima architettura egiziana in pietra, all’età di Hammurabi, il re babilonese a cui è legato il primo grande codice legislativo-deontologico. In Mesopotamia la medicina era praticata da sacerdoti–medici ed era quindi di tipo teurgico, come la medicina ebraica. Nella Bibbia e nei poemi Omerici è la divinità che invia la malattia ed è sempre la divinità che porta la guarigione. Grazie al mondo greco (VI sec. a.C. in poi) e ad Ippocrate (V sec. a.C), sarà la curiosità verso il mondo e la volontà di conoscere la natura degli eventi attraverso l’osservazione a portare la medicina verso il pensiero razionale. Nel IV sec. a.C. Diocle di Caristo viene considerato il più antico scrittore di un’opera botanica che avrebbe influenzato gli scritti naturalistici di Aristotele che, a sua volta, ha studiato le piante sotto un aspetto filosofico per tentare di carpirne il significato essenziale. Il trattato di Diocle è stato fonte di informazione per tutti gli studiosi che sono venuti dopo di lui, anche se la sua opera è conosciuta solo attraverso brevi citazioni. Così fu per Teofrasto, medico di Ereso e discepolo di Aristotele, che nel III sec. compilò una serie di nove libri, l’Historia plantarum, una vera e propria classificazione delle specie vegetali; particolarmente interessanti risultano per la storia della botanica alcuni paragrafi del nono libro della sua Historia. Nel II sec. a.C. Nicandro di Colofone scrisse due poemi sui veleni vegetali e sui loro antidoti, la Theriaca e la Alexipharmaca, quasi sicuramente illustrati. Ma fu nel I sec. a.C. che visse Crateuas, rizotomo e medico di Mitridate VI Eupatore (120-63 a.C.) re del Ponto. Crateuas ebbe molto successo come medico ma fu Mitridate a passare alla storia a causa della sua passione per i veleni ed i loro antidoti. Famosa è la creazione di una panacea, che porta il suo nome e che lo avrebbe dovuto proteggere da ogni veleno.



 
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