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Medicina, Psiche e Malattie...
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Procediamo per ordine. Ho espresso all’inizio due concetti:
1 - la diagnosi, associata al concetto di malattia
2 - la guarigione, associata al concetto di cure.
La diagnosi
Con la diagnosi si intende dare un nome ad un evento-malattia. Dare un nome però non implica darne anche una spiegazione. Il paziente si trova spesso davanti ad un termine, talvolta terribile, di cui magari non ne sa molto. Talvolta si chiedono spiegazioni direttamente al medico, ma il più delle volte la spiegazione lascia insoddisfatti. Questo accade perché la diagnosi non spiega la domanda cruciale: perché è avvenuto un simile evento? Iniziano a farsi strada i pensieri persecutori proposti tramite i mass media rispetto allo stile di vita, all’alimentazione che poteva essere sbagliata, al non aver seguito i consigli di fare delle attività fisiche oppure di averne fatta troppa, di essere o essere stati fumatori, o quant’altro vi viene in mente. In sostanza inizia una “caccia all’uomo” alla ricerca di un responsabile che rimane sconosciuto, occulto, ma che favorisce sicuramente una serie di paure e di sensi di colpa. Il tutto naturalmente passa per il concetto: “sei sbagliato e solo di noi puoi fidarti”...
La guarigione, le cure
La verità è che nessuno ha cure o guarigioni certe; si brancola nel buio. Questo è tanto più vero quando si parla di tumori. La situazione è ben diversa da quella tanto reclamizzata su giornali e TV, con annunci di scoperte incredibili e di prodigiosi macchinari. Ancora oggi l’unica strada che persegue la medicina allopatica (al di là degli indubbi progressi nel campo della chirurgia) è quella di iniettare un veleno nel corpo nella speranza di debellare un tumore, ma nella certezza di fare innumerevoli danni all’organismo.
Una mia conoscente è stata operata al seno per un carcinoma ancora piccolo. L’operazione è riuscita bene, infatti al controllo è risultato essere tutto a posto. Bene, tutto risolto… invece no! Le chiedono di fare dei cicli di chemioterapia a scopo preventivo, o almeno una radioterapia. Lei si rifiuta ed insiste nel sapere quali controindicazioni possono avere queste cure, dal momento che è sana. Il medico, messo alle strette, ammette che tra le controindicazioni ci può essere anche il rischio di un… tumore! Senza contare i rischi (o certezza?) di rimanere sterili. Sorvolando su tutti i tentativi di colpevolizzazione che ha dovuto subire per il rifiuto di una “cura preventiva” che potrebbe anche causare un tumore, questo è forse la parte più indicativa di tutto il mondo che ruota attorno alla salute. Pur davanti ad un successo, la medicina stessa non si fida dei propri risultati e va in crisi davanti ad una persona (sana) che rifiuta qualsiasi cura (visto che è sana) invasiva e pericolosa per la propria salute… Che paradosso.
Ma, a questo punto, se neanche i medici si fidano di loro stessi, come può fidarsi un ammalato? E ancora: perché seguire delle cure la cui utilità non solo non è assolutamente certa, ma che indubbiamente creano notevoli danni all’organismo?
Nella frustrazione di non avere una risposta sulle cause di un tumore e, spesso, a seguito di innumerevoli ricerche tramite riviste o internet, nel tentativo di saperne di più, il paziente si trova davanti alla necessità di fare delle cure (un intervento chirurgico per esempio). Il guaio è che, dietro alle tante parole spese tramite i mass media di progressi medici, la persona ammalata si rende conto di brancolare nel buio. Al massimo si trova davanti a statistiche di riuscita, di cure di cui nessuno può garantire i risultati.
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