| La Manipolazione Viscerale Fasciale |
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Il metodo
La manipolazione viscerale fasciale è una metodica di terapia manuale, sviluppata partendo dall’osteopatia viscerale, che si integra e coadiuva l’azione della terapia cranio-sacrale. Rappresenta un tipo di trattamento che non si effettua fisicamente sull’organo ma sulla fascia o “guaina” che lo avviluppa e avvolge, permettendone il movimento; questo tipo di manipolazione consiste nell’applicare forze leggere e accuratamente localizzate per favorire una normale e buona mobilità degli organi. In Occidente si parla di manipolazione viscerale da poco più di 130 anni: il dott. A.T. Still (1828-1917), il pioniere, colui che viene definito padre dell’osteopatia, scrisse nel suo trattato “Filosofia dell’Osteopatia”: “…il mio primo trattamento osteopatico dell’appendicite risale al 1877, scoprii in una paziente una torsione laterale delle ossa lombari, effettuai la correzione, rimontai gli intestini, tutto andò bene.” Successivamente, altri autori e ricercatori hanno sviluppato tecniche e studi che hanno portato a sviluppare conoscenze specifiche sui sistemi e sui meccanismi che agiscono in ambito viscerale.Nella manipolazione viscerale fasciale viene data importanza sia all’attività funzionale che alle strutture somatiche: viene osservata la loro qualità e la loro attività, facendo riferimento a come siano correlate in un quadro generale armonioso, definito “stato di salute”. Il punto più importante è la valutazione della qualità del movimento. Quando questo è libero si manifesta con un’espressione di “facilità” a trasmettere un senso di energia, quando il movimento non è libero si notano fenomeni di congestione e di difficoltà a trasmettere energia. Il movimento normale sembra favorire e stimolare le cellule specializzate nel secernere piccole quantità di liquidi che agiscono da lubrificante tra le superfici di scivolamento degli organi e delle strutture circostanti. Il movimento anormale può creare invece uno stato di irritazione in grado di influenzare sfavorevolmente la qualità e la quantità di tali secrezioni. Il movimento normale degli organi interni sembra, inoltre, trasmettere uno stimolo al cervello, che lo riconosce e utilizza come parte di un sistema di comunicazione più ampio; l’assenza di questo stimolo sembra influenzare sfavorevolmente questo scambio, pertanto si ritiene che un’opportuna manipolazione influenzi positivamente il sistema e porti la comunicazione cervello-organi a livelli normali.
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La manipolazione viscerale fasciale è una metodica di terapia manuale, sviluppata partendo dall’osteopatia viscerale, che si integra e coadiuva l’azione della terapia cranio-sacrale. Rappresenta un tipo di trattamento che non si effettua fisicamente sull’organo ma sulla fascia o “guaina” che lo avviluppa e avvolge, permettendone il movimento; questo tipo di manipolazione consiste nell’applicare forze leggere e accuratamente localizzate per favorire una normale e buona mobilità degli organi. In Occidente si parla di manipolazione viscerale da poco più di 130 anni: il dott. A.T. Still (1828-1917), il pioniere, colui che viene definito padre dell’osteopatia, scrisse nel suo trattato “Filosofia dell’Osteopatia”: “…il mio primo trattamento osteopatico dell’appendicite risale al 1877, scoprii in una paziente una torsione laterale delle ossa lombari, effettuai la correzione, rimontai gli intestini, tutto andò bene.” Successivamente, altri autori e ricercatori hanno sviluppato tecniche e studi che hanno portato a sviluppare conoscenze specifiche sui sistemi e sui meccanismi che agiscono in ambito viscerale.
