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Per Mandel, i conflitti costituiscono veri e propri vortici nel cervello (di regola statici ) che risucchiano l’energia e ne interrompono il flusso. Difficili da individuare in quanto hanno una capacità mimetica che consente loro di ricomparire nel corso del tempo con sembianze sempre nuove, questi vortici “fissi” devono assolutamente riprendere il loro moto e ripristinare la dinamica necessaria alla vita: “ rimanere fermi” o la “stasi” sono sinonimo di decadimento e di malattia. I conflitti si manifestano come pensieri fissi che riaffiorano dal vortice, con risposte ripetitive come: "non posso" "si… ma" "la colpa è dell’altro"… e, di base, ce ne sono tre:
- I conflitti con l’altro.
- Il conflitto dato da una preoccupazione per una persona, animale o oggetto.
- I conflitti con sé stessi – vengono generalmente rimossi ma sono sempre presenti e difficili da individuare, perché è un dialogo tutt’altro che facile.
Il conflitto con l’altro:
comporta generalmente il conflitto fondamentale tra il maschile e femminile e coinvolge tutte le relazioni e rapporti. Un equilibrio sano tra le polarità presuppone la maturazione e il pieno sviluppo delle due parti, la capacità di riconoscere e accettare i propri bisogni (femminile), e la capacità di soddisfarli (maschile).
Il conflitto di preoccupazione per l’altro:
- L’altro viene vissuto come “bene rifugio”, da cui: attaccamento, dipendenza, possesso, regressione, nevrosi maniacale.
- L’altro viene vissuto come alibi per il nostro “non fare”: si instaura un rapporto di amore/odio, da cui: insicurezza, dominio, incapacità di gioire.
Conflitto con sé stessi:
… ”il ricordo di un evento nel nostro cervello può avere lo stesso effetto dell’evento medesimo. Per principio il cervello non può differenziare un evento pensato da un reale…" (David Bohm): da cui insicurezza, senso di colpa, inadeguatezza, vittimismo, colpevolizzazione.
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