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Man mano che si aumenta l’ombra, passando per il verde, si ottiene il blu, che è il colore più vicino al nero, che non è più un colore, ma l’assenza di luce. Quello che vediamo al tramonto, possiamo verificarlo nell’arco dell’anno, sia pure in modo più lento e meno evidente. I raggi luminosi partono dal sole tutti paralleli e colpiscono simultaneamente la terra. Abbiamo visto però che l’asse terrestre è inclinato, per cui lo spessore di atmosfera che i raggi devono attraversare varia con le stagioni. Se varia lo spessore, cambia la velocità di propagazione ed i raggi solari si dividono in radiazioni di colore più veloci ed in altre più lente. Questo fa sì che nel nostro emisfero d’estate si abbia un’abbondanza di radiazioni rosse, altamente calorifiche, mentre d’inverno ci siano moltissime radiazioni blu, più fredde. Qual è la differenza che ci fa percepire il rosso come caldo ed il blu come freddo? È noto che ogni colore ha una lunghezza d’onda specifica, che è inversamente proporzionale alla quantità di energia veicolata, per cui maggiore è la lunghezza d’onda minore sarà la carica energetica e più forte la penetrazione. In base a questa legge percepiamo le radiazioni rosse, che hanno un’ampia lunghezza d’onda, come calde, perché penetrano profondamente nel nostro corpo, contrariamente al blu, che ci dà una sensazione di freddo. Nel nostro emisfero d’inverno vi è un’abbondanza di radiazioni blu, che non arrivano in profondità, ma infondono molta più energia del rosso. Nel corso della giornata c’è poi il colore della notte, l’indaco, con una lunghezza d’onda ancora più corta. Se il rosso ci dà sensazioni di calore, gioia e dinamismo, il blu ci invita alla calma, al silenzio ed alla moderazione. L’alternanza del colore della luce, sia nel giorno che durante l’anno con l’alternanza delle stagioni, influenza il ritmo biologico dell’uomo, che naturalmente sarebbe portato a modificare il proprio comportamento, seguendo un ritmo quotidiano ed uno annuale. Le trasformazioni della natura tra giorno e notte e tra estate ed inverno hanno da sempre stimolato l’uomo a porsi domande su sé stesso e sui passaggi chiave della sua vita: la nascita e la morte, visti come luce e buio. Se la luce solare muore ogni sera per rinascere la mattina, l’uomo, associando il suo destino al fenomeno naturale, spera nell’eternità della sua esistenza. Sono nati così infiniti miti e leggende, diversi fra loro per ambientazione e simboli, ma con significati del tutto simili. Nell’antico Egitto il dio Seth incarnava la luce delle tenebre, malefica e terribile, mentre Anubi la luce del sole, vivificante ed esaltante, quella da cui emerge l’universo e che introduce le anime nell’altro mondo. Per questo gli egiziani facevano cucire sul lenzuolo mortuario un amuleto solare. Se la luce rappresenta la forza che dà e toglie la vita, il livello e la natura della vita stessa dipendono dalla qualità e quantità della luce ricevuta. In Cina l’alternanza di luce e tenebre è associata ai concetti di ying e yang, per cui durante la vita un’epoca oscura è seguita in tutti i piani cosmici da un’epoca luminosa, pura rigenerata. Nei rituali di iniziazione si ritrova il simbolismo dell’uscita dalle tenebre ed il neofita è come un seme sepolto da cui uscirà una nuova pianta. Per i celti la luce rappresenta l’intervento degli dei, mentre tutto ciò che è malefico è respinto nell’ombra della notte. Anche nella tradizione dell’Islam la luce è simbolo della Divinità.
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