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Il campo elettrico invece, induce forze elettromagnetiche nel corpo conduttore esposto dando origine alla circolazione di corrente che si localizza principalmente nelle zone prossime alla superficie esterna del corpo. I campi elettromagnetici a radiofrequenza e micro onde compresi nell’intervallo tra 30-300GHz, comprendono invece i telefoni cellulari, babyphone, PC e forno microonde, trasmittenti radiotelevisive, antenne per la telefonia cellulare e radar. Le differenti intensità del campo rendono il suo comportamento diverso nella sua interazione con i sistemi biologici ed eventuali effetti sanitari che ne possono seguire. Qui gli effetti si manifesteranno dopo diversi anni, a differenza degli effetti acuti, che si attenuano con l’allontanamento della sorgente irradiante l’individuo e non su tutti gli individui esposti. La prima ricerca italiana che ha correlato un elevato tasso di sviluppo di linfomi a esposizione di radiofrequenze, in ratti geneticamente modificati (!!!), è iniziata nel ’97 con implicazioni sanitarie non ancora chiare. Interessanti sono le ricerche estere come quella di Lubecca, che ha correlato la telefonia digitale ad un aumento di correnti cerebrali a contatto col cellulare dopo 15 minuti, evidenziato da diversi picchi di elettroencefalogramma. Questi picchi perduravano fino a 24 ore dopo lo spegnimento del cellulare, con una reazione immunitaria scesa fino al 90%. Ora anche la letteratura scientifica internazionale ha dimostrato che i livelli di rischio per esposizione a lungo termine possono essere notevoli. Si auspica pertanto che gli individui interessati, anche in forma coattiva, da nuove installazioni di antenne nelle immediate vicinanze abitative, siano più consapevoli dei rischi sulla propria salute evitando di dare il proprio assenso, fino a chiari provvedimenti che individuino una migliore qualità di vita. |
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