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Affinare il proprio sistema neuro-endocrino attraverso il movimento
La maniera personale di muoversi, e soprattutto di camminare, è lo specchio dell’organizzazione neurologica di un individuo. Quest’organizzazione conferisce un carattere individuale alla nostra andatura ed ai nostri gesti. L’organizzazione neurologica è un processo dinamico che si attiva alla nascita, grazie all’interazione che nasce con l’ambiente, e finisce solo alla morte. La qualità di quest’organizzazione dipende dagli stimoli che ogni bambino riceve dall’ambiente (umano e non) e dall’apprendimento del movimento, inteso some strumento per conoscere e gestire il proprio corpo. In effetti tutti gli stimoli forniti dall’ambiente, sono indispensabili allo sviluppo delle nostre potenzialità: senza luce, ad esempio i nostri occhi sarebbero condannati alla cecità, così come le nostre orecchie, in assenza di suono, non potrebbero sviluppare il loro potenziale uditivo. Il cervello, che evolve nutrendosi d’informazioni sensitive, non potrà dunque registrare dati visivi o uditivi, indispensabili per aumentare le sue conoscenze. Ma, durante l’apprendimento, l’ingrediente più importante per stimolare la funzionalità nostro cervello è il movimento, in particolare i movimenti archetipici che preparano il camminare. Questi movimenti primitivi costituiscono un vero linguaggio che invia messaggi sequenziali di organizzazione e di coordinazione cellulare, attivando i recettori neuro-endocrini-immunitari che permettono di tracciare le reti che collegano tra loro i neuroni. E’ dunque grazie ad un’attività muscolare geneticamente programmata (inizialmente riflessa, cioè non volontaria) che il nostro sistema nervoso centrale costruisce i suoi circuiti neurologici, la sua organizzazione interna, necessaria per raggiungere il controllo volontario del movimento e manifestare facoltà come il linguaggio o il pensiero astratto. Oggi, questa relazione tra movimento e organizzzaione cerebrale, già evidente per Temple Fay (neurochirurgo americano che, negli anni 50, ha descritto l’impatto dei movimenti archetipici del neonato, nella maturazione funzionale del cervello),
è stata rafforzata dalle ricerche fatte recentemente in psico - neuro - endocrino - immunologia (PNEI). In effetti, grazie a questa nuova scienza, che cancella ogni barriera tra i diversi sistemi di regolazione dell’organismo, è stato possibile scoprire una relazione molto stretta tra sistema ormonale, immunitario e nervoso. Questi tre sistemi, apparentemente diversi, lavorano invece in sinergia per permettere all’organismo di interagire e di adattarsi all’ambiente. Sappiamo, per esempio, che il cervello ed il sistema immunitario comunicano costantemente grazie alla produzione di molecole (neuromediatori e ormoni) necessarie per regolare vicendevolmente la loro attività. Attraverso una comunicazione multidirezionale, l’attività del sistema neuro-endocrino e di quello immunitario sono dunque collegate per garantire un certo equilibrio psicofisico. Fra l’altro, recentemente, è stato scoperto un legame anatomico, cioè fisico, ben concreto, che permette al cervello, attraverso delle fibre del sistema nervoso autonomo, di collegarsi direttamente col sistema immunitario. Secondo le ultime ricerche, quest’ultimo è considerato come un organo di senso, una sorta di “sguardo interno“, preposto a sorvegliare il suo territorio e capace di differenziare il “tollerabile“ dall’ “intollerabile“. Inoltre i linfociti sono 100 volte più numerosi delle cellule nervose e, diversamente da queste, possono muoversi, spostarsi e circolare nell’organismo. Interagiscono con il sistema nervoso ed endocrino, modificandosi, se stimolati, da virus, batteri, tossine e sotto l’azione dello stress.
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