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Brad Mehldau “Anything Goes” PDF Stampa E-mail

di Francesco Giordano

Brad Mehldau è probabilmente il pianista dell’ultima generazione che ha diffuso le note del suo pianoforte a coda meglio di ogni altro suo coetaneo. Nativo di Los Angeles, è stato da molti accostato a Bill Evans e Herbie Hancock, suonando piegato con la faccia quasi a toccare i tasti del pianoforte, con una tecnica cara allo stesso Evans. Alle spalle una importantissima preparazione classica che gli permette di svariare, stilisticamente parlando, con grande varietà nel mondo del jazz. Nel nuovo “Anything goes”, raccolta di standard riletti con particolare sensibilità e che esalta l’aspetto più intimo di ogni interpretazione, lo ammiriamo in trio assieme a Jorge Rossy alla batteria e a Larry Grenadier al basso, musicisti che hanno spesso lavorato in trio con l’eccellente pianista. Prodotto dallo stesso Mehldau e da Matt Pierson, ‘vecchio’ amico e pigmalione del pianista, “Anything goes”, oltre ad alcuni classici del jazz, firmati da Monk, Washington, Porter, rilegge anche alcuni evegreen di altri pianeti musicali come nel caso di “Still crazy after all these years” di Paul Simon, “Smile” di Charlie Chaplin, “Everything in its right place” della rinomata rockband Radiohead, rielaborati con la personalità del grande interprete. Mehldau è un poeta del piano: anche in questa circostanza evidenzia una fluidità straordinaria e un suono cristallino, romantico, geniale.




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