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Radiovitalità degli Alimenti PDF Stampa E-mail

di Elena Rojac (tratto da BioGuida n.5 Estate 2004)

 

Ogni sostanza esistente in natura ha una propria lunghezza d’onda che, oltre a caratterizzarla, può emettere radiazioni. Non di meno anche gli alimenti, ed il cibo in generale, la irradiano: si definisce, allora, la radiazione naturale della materia peculiare per quel tipo di materia. L’energia emessa da ogni sostanza si genera non solo in seguito al contatto con quelle esterne, come ad es. nella dinamizzazione dell’acqua, ma anche da trasformazioni di demolizione, che avvengono all’interno della materia stessa (come cibo avariato ). Gli organismi viventi, durante la funzione digestiva, assimilano alcune sostanze esterne che vengono successivamente ridotte in componenti più semplici creando grosse quantità di energia dentro al corpo: questo è il vero scopo dell’alimentazione. Quindi le molecole alimentari all’interno del corpo, ri-assemblate in molecole più piccole, costituiscono una vera e propria pila nucleare in cui l’energia residua prodotta serve per il funzionamento dell’intero organismo in tutte le sue funzioni ( fisiologiche ed altro ). Affinché tutto funzioni nel migliore dei modi è indispensabile che l’energia propria dell’alimento sia elevata tanto da averne in surplus dentro all’organismo umano. Nella determinazione del livello energetico di un alimento si usa la caloria; questa misurazione del potere-energetico “caloria” è troppo semplicistico perché non considera altri parametri che contribuiscono al livello energetico globale dell’alimento: ossia non si tiene conto dell’energia libera di cui l’alimento dispone. Questa energia, o radiovitalità del cibo, deriva dalle sue reazioni interne ed esterne e non si configura con l’energia calorica, ossia quella che tiene unite le particelle fondamentali della sostanza alimentare. Grazie a Simoneton, ricercatore francese, in trent’anni di prove ed esperimenti radioestesici sui cibi, si è giunti alla misurazione del valore d’energia sottile emessa dall’alimento: quindi il suo campo tachionico vagliando un parametro che è la lunghezza d’onda emessa oppure, in modo equivalente, i Bovis (unità di misura dell’energia sottile).



 
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