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Si tratta perciò di saper cogliere i giusti equilibri, optando per soluzioni che si dimostrino di volta in volta azzeccate. Su una mozzarella, provate a versare un filo d’olio dal fruttato di media intensità, ne viene fuori un tocco di elegante sapidità. Versarci dell’olio amaro invece non gioverebbe, come neppure avrebbe alcun senso ricorrere a oli estremamente tenui e senza personalità. Ecco, l’olio giuliano ha la fortuna di esprimere la giusta via di mezzo, essendo un extra vergine classificabile come fruttato medio, si presta per questo a molteplici impieghi. E’ delicato e insieme sapido, è fine e insieme ricco di note fruttate; non è mai eccessivamente amaro e neppure piccante, ma non per questo appare smodatamente dolce e senza brio: è l’olio giusto sia in cucina, da utilizzare in cottura, sia a tavola, per i condimenti a crudo. E’ ideale perfino nella dieta, in quanto è sufficiente versarne poco per conferire ai cibi quella necessaria impronta di gusto e fragranza. Per via dell’alto potere condente che possiede, se ne versa poco, quindi si risparmia perfino sul prezzo, avendo peraltro gli oli giuliani un ottimo rapporto prezzo-rendimento. Inoltre, assumendo in questo modo meno grassi, il benessere generale dell’organismo ne trae ampio giovamento e piacere. Non è poco, d’altra parte, in tempi in cui si teme di utilizzare i grassi in eccesso, soprattutto quando poi c’è il vantaggio di utilizzare i grassi più giusti, quelli fisiologicamente più vicini e utili al nostro organismo. Va ricordato infatti quanto è già assodato: il profilo compositivo di un extra vergine di alta qualità corrisponde a quello del latte materno. Poste tali premesse, non resta che augurare buon appetito: con l’olio giusto, s’intende.
(www.luigicaricato.net)
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