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L'Olio in Tavola PDF Stampa E-mail

Occorre dunque individuare le pietanze giuste, ma non è necessaria una grande conoscenza dell’arte gastronomica; di solito la strada è facile e già ben delineata quando si ricorre alla cucina del territorio, da sempre la più appropriata nell’interpretare al meglio i prodotti della terra. E’ il caso della celebre minestra triestina denominata “Jota”. Quale migliore condimento se non l’olio da olive Bianchera-Belica, quello che si va ricavando negli oliveti della zona con grande maestria? Gli ingredienti per la “Jota” non sono pochi, eccoli: crauti, fagioli secchi, pancetta affumicata, carne di maiale, cotenna, farina bianca, patate, aglio, foglie di alloro e una spruzzata di sale e pepe, oltre, naturalmente, al gustoso Extra vergine da olive Bianchera-Belica. Il gusto senz’altro ne guadagna. Nell’area triestina l’olio si apre a molteplici impieghi, diventando tra l’altro elemento fondamentale e catalizzante nei molti piatti di pesce, ma anche nelle svariate tipologie di minestre e zuppe, come pure nella preparazione dei dolci, come i molto apprezzati “crostoli” di carnevale. L’abbinamento olio-cibo va comunque al di là delle preparazioni culinarie della zona, in quanto le caratteristiche organolettiche che contraddistinguono gli extra vergini giuliani esprimono una notevole versatilità. Provo a elencare alcune delle tante possibili espressioni: su insalate di mare, minestre di verdure, creme di legumi, frittate di lumache, carciofi e patate soffritti, pappardelle al sugo di lepre, pesci al forno con salsa di pomodoro, rane in sughetto verde, arrosti di pesce, carni bianche ai ferri e via e via elencando. Ciò che importa sapere è che gli abbinamenti non seguono sempre regole fisse e immutabili, dipende molto dal genio creativo di chi sta in cucina e dalla voglia di sperimentare. Di solito con oli dal fruttato tenue si associano volentieri cibi delicati e meno sapidi; contrariamente, con oli dal fruttato intenso, si individuano da subito gli alimenti più strutturati e dai sapori più marcati e netti. La carne di cacciagione incontra per esempio più volentieri un olio amaro e piccante, le cui caratteristiche vengono in parte smussate dal cibo, mentre un olio delicato si perderebbe, svanendo quasi del tutto.



 
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