|
Pagina 1 di 4 di Luigi Caricato (tratto da BioGuida n.7 Inverno 2004/2005)
Cosa accade quando la bontà di un olio extra vergine di oliva la si sperimenta in cucina? La risposta è scontata, anche perché i risultati si vedono nella loro immediatezza. Anzi, si percepiscono soprattutto al gusto e all’olfatto, costituendo un’evidenza talmente tangibile che non si può in alcun modo negare o cercare di sminuire. Con un buon olio extra vergine di oliva ogni cibo viene infatti nobilitato e reso più appetibile. Recenti studi in materia di dietoterapia hanno messo in luce il ruolo di stimolatore dell’appetito, utile per fronteggiare l’inappetenza di anziani e ammalati. E non solo, l’olio che si ricava dalle olive, ch’è a tutti gli effetti da considerare alimento e condimento insieme, è qualcosa di ineguagliabile anche per un’altra ragione, dovuta alla sua alta digeribilità, di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro grasso alimentare. Non è poco. Partendo dunque da una simile premessa, si comprende bene quanto sia importante conoscere bene il prodotto che si intende utilizzare, proprio con l’intento di impiegarlo al meglio, valorizzandone al massimo grado le proprietà che lo contraddistinguono. Proviamo intanto a sfatare uno degli errori più ricorrenti, che consiste nel ritenere ingiustamente inadatto l’olio di oliva nei processi di cottura che prevedano trattamenti termici piuttosto spinti. Non è vero, si tratta invece del liquido di frittura più indicato, non solo sul piano salutistico, in quanto più resistente alle alte temperature e al prolungamento delle stesse nel tempo, e perciò più stabile, ma anche su quello propriamente edonistico, favorendo tra l’altro l’ottenimento di fritture migliori, conferendo la giusta croccantezza e doratura ai cibi. Il problema semmai è un altro, consiste nella scarsa attitudine a praticare una frittura corretta.
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 Pross. > Fine >> |