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Le sapienze ambrate del Sahara PDF Stampa E-mail

La realtà sembra essere prosaica: nel’400, un mercante di tessuti scozzese pare sia arrivato con un ingente quantitativo di Calicò blu, che non riusciva a vendere in Europa perché stingeva. Questo difetto divenne un estimabile pregio tra i berberi, che già amavano il blu e lo sceglievano per le ceramiche. E così, a creare il mito di questi orgogliosi e solitari nomadi del deserto, contribuì anche l’imbroglio di uno straniero venuto da lontano. Parlano ancora la lingua berbera (Tamazight), una lingua camitica, diversa dall’arabo che è una lingua semitica. La parola “berberi” proviene da barbari ed è stata coniata dai popoli invasori, ma loro preferiscono chiamarsi Imazighen , che vuol dire “uomini liberi”. I nomi di alcuni popoli berberi compaiono già nelle più antiche iscrizioni egiziane intorno al 3.000 A. C. e questi popoli seppero resistere con capi valorosi (Massinissa, Giugurta, etc.), ma finirono per cedere agli invasori arabi le terre più fertili, ritirandosi sui monti e nei deserti. Ecco alcuni berberi famosi: L’imperatore romano Settimio Severo, il Papa San Vittore, scrittori latini come Apuleio e Frontone, padri della Chiesa San Cipriano e Sant’Agostino e le dinastie degli Amoravidi e degli Almohadi che dominarono anche su gran parte della penisola Iberica. Personaggi odierni sono l’attrice Isabelle Adjani e il calciatore Zinedine Zidane. La cultura berbera è rimasta per secoli prevalentemente orale, conservata e tramandata nei manufatti, nella musica, nei gioielli e nei simbolismi dei kilim tessuti a mano dalle donne. L’artigianato sahariano è vastissimo, il grande deserto è abitato da una quantità di popoli che, perché nomadi, hanno mutuato tecniche di lavorazione, materiali e significati simbolici degli oggetti l’uno dall’altro. Collezionisti e galleristi di tutto il mondo fanno a gara per appropriarsi di antichi gioielli, maschere e statuette feticcio.



 
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