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Le sapienze ambrate del Sahara
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Il Sahara (che si pronuncia “sahrà”, con l’acca bene aspirata e l’accento sulla “a” finale), è il padre ed il simbolo di tutti i deserti. Nella sua purezza e nella sua apparente immutabilità, è anche il simbolo dell’infinito e dell’eterno: il filosofo Filone di Alessandria scrisse: “la sapienza è amica del deserto”. I Tuareg insegnano che il deserto fu dato da Dio agli uomini affinché vi ritrovassero la loro anima. Lungo cinquemila chilometri, e largo duemila, il Sahara è il più grande deserto del mondo, con tre tipi di superfici: Hammada è il deserto roccioso, Reg sono le distese di ghiaia, Erg sono le dune modellate dal vento. I popoli che vivono nel Sahara sono di diverse etnie: Bambara, Dogon, Mauri, Tuareg, etc. A scrivere la storia del deserto sono stati alcuni fieri popoli che ancora oggi svolgono un ruolo decisivo nella comunità sahariana. I Mauri, come i Tuareg, sono un popolo nomade di origine arabo – berbera, spesso definiti “uomini blu”. Il nome deriva dal colore indaco della Gandurah , l’ampia veste indossata sopra pantaloni altrettanto comodi. Per effetto della tintura naturale, il colore del tessuto si trasferisce sulla pelle conferendole un aspetto bluastro. I Tuareg sono fieri nomadi che ancora oggi dominano il commercio transahariano con le loro carovane, conservano uno spirito guerriero e discendono dai Berberi, e sono riconoscibili dalla carnagione chiara e dai turbanti blu scuro; le donne Tuareg possiedono magnifici gioielli con coralli e pietre preziose,lavorati in argento, il metallo pregiato di cui sono fatte anche le spade degli uomini. Le mani della fortuna sono quelle dei berberi, abilissimi orafi e tessitori, che hanno dato ai loro raffinati manufatti forti significati simbolici: un appassionante universo di segni e talismani in cui è scritta la storia dei popoli del deserto.
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di Luciana De Leoni D'Asparedo (tratto da BioGuida n.2 Autunno 2003)
