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Ringraziare il Dolore PDF Stampa E-mail

Dal dolore all’accettazione della morte

Questo ci richiede di fare l’animale che vive con noi. Ce lo richiede perché vuole morire serenamente, come la Natura gli ha insegnato a fare e perché ha delegato a noi la scelta del luogo e del momento più opportuno. Il più delle volte, però questa opportunità non gli viene concessa, perché essendo parte di noi, è legata indissolubilmente alle nostre emozioni, alla nostra paura di vivere il dolore, alla scarsa fiducia che abbiamo nel donargli il più grande regalo di tutta la sua vita ed alla nostra inadeguatezza nel vivere consapevolmente quest’evento. La persona deve sentire, come fanno gli animali, quando non c’è più niente da fare, deve sentire che sospendere le terapie è la scelta più consona affinché l’animale possa riacquistare la sua libertà. E per ultimo deve, dentro di sé, trasformare il dolore in ringraziamento. Questo non significa assolutamente reprimere il dolore: non significa fare finta che non esista o evitare di piangere perché lui, il nostro amico-animale, lo avverte e dentro di sé sperimenta una lacerazione incontenibile. L’animale sente il nostro dolore e lo accetta, come manifestazione del nostro vissuto emozionale, ma l’animale sente anche il nostro sentimento di ringraziamento e di questo ha maggiormente bisogno nel vivere questa transizione. Il dolore lo trattiene, il ringraziamento lo lascia andare.

Conclusioni

Come si fa a capire se questa esperienza è stata vissuta secondo una sperimentazione cosciente? Se la persona dice: “non prenderò mai più un cane (o un gatto), ho sofferto troppo” significa che si è immedesimata per troppo tempo in questa posizione; per troppo tempo è rimasta fissa sul suo dolore e non ha sentito quello che accadeva intorno a sé. Nella fase terminale di accompagnamento di un animale verso la morte viene richiesta una certa velocità di elaborazione, una certa duttilità nel sperimentare nuovi passaggi interiori, perché l’animale aspetta che noi lo si faccia morire serenamente. Il tempo e le modalità nelle quali si svolgerà tale evento dipenderanno esclusivamente da noi, dalla nostra abilità nel metterci in gioco. Penso che per amore del nostro animale valga la pena tentare di vincere quelle piccole resistenze che ci àncorano a quel modo di essere che ci tiene lontani dalla dimensione animale nella sua completezza. Penso che per concludere un rapporto d’amore non ci voglia altro che amore e per ringraziare bisogna riconoscere. Per riconoscere bisogna, ancora una volta, amare.

(Disegni 1 e 2 di Manuela Frisone)




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