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Ringraziare il Dolore PDF Stampa E-mail

Cosa percepiscono gli animali in questo momento? Loro stessi e chi gli sta vicino in quel momento. Sentire loro stessi è facile, perché nella loro stessa natura, e ciò prende il nome di istinto e per istinto sono abituati a lasciarsi morire. Tra gli animali non esiste una mano con una siringa contenente un liquido mortale che subentra nel momento del bisogno per evitare le sofferenze. Non esistono scorciatoie per evitare questo passaggio obbligato. Dunque l’istinto, agli animali, dice “ora lasciati andare; lascia che quello che deve avvenire avvenga”. Ho visto molti animali selvatici morire e li ho visti sempre morire in pace con loro stessi. Nell’ultimo atto la Natura, soprattutto se ci riferiamo ai carnivori, ai predatori come il cane e il gatto, non ha previsto il dolore. Allora se l’animale prova dolore, e non è dolore fisico, perché come abbiamo visto la soglia del dolore in loro è più alta della nostra, non è dolore emozionale legato all’evento in sé, perché questo atto, essendo uguale alla nascita e, quindi rappresentando la fine di un naturale processo, contempla la sofferenza, allora: dove nasce la possibilità di sperimentarla? Non a caso ho fatto l’esempio dell’arancia: l’animale è un piccolo arancio in un altro più grande che siamo noi. Quello più piccolo occupa un posto all’interno del più grande. Occupa un posto fisico. Quando l’animale muore questo posto che occupava da molti anni, rimane vuoto. La separazione di questo piccolo arancio provoca una ferita, che corrisponde al posto occupato precedentemente dall’animale e provoca dolore. Ovviamente il dolore che noi proviamo non è fisico, ma emozionale. Accade, dunque che, prima di arrivare all’evento finale, di solito si passa attraverso una serie di sforzi terapeutici per tentare di guarire il nostro animale. Questi tentativi possono durare qualche giorno o parecchie settimane. Durante questo percorso noi speriamo o, addirittura siamo fermamente convinti, che i farmaci che gli stiamo somministrando svolgeranno il loro compito e l’animale si salverà. Qualche volta questo accade, ovviamente dipende dal problema, altre volte, soprattutto se l’animale è anziano, no. Esattamente qui sta il nocciolo della questione, l’ago dell’intera sofferenza animale, ovvero: se decidiamo di far soffrire il nostro animale, perché non abbiamo compreso quello che sta accadendo, o decidiamo di non farlo soffrire, delegando la nostra libertà interiore a qualche farmaco che impedisce alla nostra interiorità di esercitare la funzione per la quale è nata, sperimentare il mondo emozionale. Come sempre esiste una terza via che è la via della sperimentazione cosciente, e cioè sentire quello che sta accadendo, come fanno gli animali e modificare con amore la rotta.



 
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