CURRENT MOON
HOME arrow RUBRICHE arrow La Via degli Animali arrow Ringraziare il Dolore
Ringraziare il Dolore PDF Stampa E-mail

Allo stesso modo possiamo immaginare che il nostro animale sia formato da tanti spicchi, che sono gli organi come il fegato, l’intestino, i reni, la pelle, gli occhi, ecc. e da una buccia che è la parte emozionale rappresentata dalla paura, dalla gioia e dalla tristezza che sperimenta ogni giorno. Due cose, separate ma unite, perché se non esiste un’arancia senza buccia o senza spicchi, non esiste un animale senza organi o emozioni. Quando noi diciamo che l’animale soffre, a quale dei due aspetti ci riferiamo; all’aspetto fisico, agli spicchi, o all’aspetto emozionale, alla buccia? Il potenziale dolore che l’animale sperimenterà nel momento della morte, è fisico o emozionale? E se è esclusivamente fisico, perché nessuno chiede mai al veterinario di somministrare al proprio animale un antidolorifico invece dell’eutanasia? Penso che molti di voi abbiano avuto la possibilità di vedere un’animale ferito. In questi anni di attività, in ambulatorio, ho visto di tutto: dai graffi alle ferite profonde, fino ad arrivare alle mutilazioni totali. Ma soprattutto ho visto animali che convivevano con il dolore fisico molto meglio degli uomini. Pochi giorni fa ho curato una gattina che aveva una zampetta completamente schiacciata dall’impatto con una macchina. L’ho pulita, gli ho applicato i rimedi per tentare di recuperare l’impossibile e l’ho fasciata, in attesa di capire il da farsi. Per tutto il tempo lei ha fatto le fusa. Questo fa capire che gli animali hanno una soglia del dolore più alta della nostra, a livello fisico. Morsi graffi e ferite non possono produrre dolori talmente intensi da impedire la continuazione della vita, altrimenti gli animali si sarebbero già estinti, perché non hanno la possibilità di interagire tra di loro con modalità terapeutiche. Dunque il dolore fisico viene superato, o meglio, sopportato molto meglio negli animali che negli umani. Mentre scrivo affiora alla memoria il dolore da colica renale che ho dovuto sperimentare parecchi anni fa e subito mi viene di collegarlo alle decine e decine di gatti che ho visto in crisi per lo stesso motivo. O, ancora, il paragone tra il dolore che ho provato fratturandomi un braccio e l’osservazione degli animali con arti fratturati mentre mangiano e si comportano normalmente. In assoluto possiamo dunque dire che gli animali sopportano il dolore fisico meglio di noi. Detto questo, dovremmo rivedere completamente i nostri parametri sulla sofferenza animale, soprattutto nel momento in cui si decide che il dolore diventa un criterio per scegliere al posto loro. Ma, allora, le domande che a questo punto sorgono spontanee, sono due. La prima riguarda noi e, cioè, come mai si decida di non voler vivere consapevolmente un’esperienza così importante per il nostro animale (e per noi ovviamente), come la sua morte, adducendo scuse basate su fatti irreali, come il presunto dolore dell’animale? E ancora: se il dolore dell’animale nel momento del trapasso non è fisico, ma emotivo, come interagire a questo livello?



 
< Prec.   Pros. >