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Questa crepa aveva incominciato ad incrinare per prima cosa il mio mondo emozionale; preso com’ero a cercare di superare gli esami che si ripetevano con ritmo incessante, non mi concedevo la possibilità di mettere in discussione quello che mi stavano insegnando. Ascoltavo, privo di una ben che minima coscienza critica, i professori mentre spiegavano che un farmaco, la punta di diamante dell’atto terapeutico, sia che fosse indirizzato al consumo umano sia a quello veterinario, doveva necessariamente passare attraverso una lunga procedura burocratico - sanitaria; bisognava fare sperimentazioni su animali malati (cioè sani ma ammalati apposta a seconda delle malattia da curare), per verificarne la tossicità (dose letale 50), gli effetti collaterali e quegli indesiderati. E tutti questi passaggi erano inevitabili se veramente si voleva immettere sul mercato un farmaco che avesse un reale significato terapeutico. Ovviamente nulla è mai trapelato, durante le lezioni, a proposito delle pressioni che le multinazionali esercitano su chi sperimenta il farmaco, dell’innumerevoli quantità di molecole di sintesi che vengono immesse sul mercato e poi ritirate perché, dopo numerosi disastri sparsi nel mondo, ritenute dannose, o di quei farmaci i quali, benché necessari, non vengono prodotti perché non sono supportati da un sufficientemente remunerativo ritorno economico. Alla fine del mio percorso universitario, mi ritrovai ad avere un pezzo di carta da appendere al muro ed un unico grande modello da seguire, il cui motto diceva: “ Quando vedi un sintomo,......fallo sparire al più presto”. E per essere in grado di svolgere al meglio questo compito, mi avevano fornito tutta una serie di strumenti che incominciavano per anti-: antibiotico, antifiammatorio, antipiretico, antiedemigeno, antiemetico, antimicotico, antidiarroico, ecc. Equipaggiato ogni anno di armi sempre più potenti, mi sono ritrovato a combattere una guerra senza fine contro un nemico che continuamente cambiava aspetto: le dermatiti lasciavano il posto alle otiti, le riniti alle atriti, per parlare solo delle patologie più superficiali, in un’escalation di sintomi che portavano l’animale a manifestazioni sempre più gravi.
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