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Maurizio il gatto-terapeuta |
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Pagina 1 di 3 di Roberta Benini (tratto da BioGuida n.8 Primavera 05)
Guerir quelquefois, soulanger souvent, consoler toujours.
(Guarire qualche volta, alleviare spesso, confortare sempre)
French aphorism, 15° secolo
Le attività assistite con animali (AAA) e le terapie assistite con gli animali (TAA) sono chiamate genericamente "pet therapy" e sono il più recente regalo che gli animali fanno agli esseri umani. Dopo essere stati addomesticati e piegati agli scopi più svariati, utilizzando ogni loro qualità da vivi quanto da morti, i nostri amici sono stati promossi a co-terapeuti. Da molto tempo sono esistiti nella letteratura scientifica esempi di miglioramento della qualità della vita di pazienti afflitti da patologie psichiche o somatiche: bambini e adulti che a contatto con gli animali superano il disagio e la malattia. E’ facile comprendere che la vicinanza di una creatura morbida, calda, fiduciosa ed anche allegra faccia provare sensazioni gradevoli e sia da stimolo per creare una relazione. Gli animali poi non sembrano giudicare, sono immediati ed estremamente sinceri, mantengono per tutta la vita l’entusiasmo per il gioco, coinvolgono e fanno dimenticare le cose brutte che ci rattristano. Susan Chernak McElroy in “Animals as Teachers & healers” scrive “con gli animali non ci preoccupiamo di indossare maschere, recitare parti, creare difese e finzioni come facciamo con i nostri cari, con gli amici ed i nemici: con loro siamo veramente noi stessi.” Chiunque viva a stretto contatto con animali, chi abbia la buona sorte e l’attenzione per relazionarsi anche con quelli selvatici affermerà di avere esperienze positive continue. Quello che si legge spesso sulla stampa può risultare ingannevole e semplicistico anche su questo argomento: pet therapy non è portare un cucciolo di cane in mezzo ad un gruppo di bambini, non è andare in una fattoria creata per essere visitata. Le AAA e le TAA sono il risultato del lavoro di equipe formate da personale specializzato: medici veterinari, psicologi, medici, addestratori che collaborano per individuare la patologie più adatte e quindi le modalità terapeutiche che prevedono la presenza degli animali. A questo punto si pone il problema di educare gli animali al lavoro con i malati, lavoro impegnativo e di grande responsabilità. Senza sconfinare in facili sentimentalismi, senza accumulare sugli animali compiti che non competono bisogna sempre tenere in considerazione che i co-terapeuti, proprio in virtù della loro innata sensibilità, della loro istintiva empatia verso l’uomo, vanno protetti da stress eccessivi. E’ compito dei terapeuti “umani” valutare attentamente e in modo costante la serenità dei collaboratori a 4 zampe: non semplici strumenti ma esseri con psiche e sensi, spesso più ampi dei nostri. Ancora una volta cerchiamo di non sfruttare senza dare nulla in cambio a queste creature tanto generose. Ma la pet therapy, dunque, fa bene anche agli animali?
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