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La Colecisti...del Cavallo PDF Stampa E-mail
Per diagnosticare una patologia bisogna conoscere bene la situazione di equilibrio e di salute di un organismo. E la terapia è poi l'ultimo atto, anche se spesso è quello che fa più danni… Anatomia e fisiologia sono le prime materie sulle quali i futuri medici e veterinari iniziano a comprendere la meravigliosa complessità con la quale dovranno lavorare e, se saranno fortunati, troveranno docenti che li faranno innamorare di questa complessità, dei raffinati sistemi di controllo, della meravigliosa architettura delle cellule, dei codici e dei linguaggi. Certo, è impegnativo; ed è solo l'inizio. Nessuno infatti prepara alle sfide quotidiane, alla difficile battaglia contro la morte e, quella forse meno drammatica ma molto più logorante, contro le lamentele e le aspettative dei pazienti, contro la disinformazione e la mala informazione che trasuda dai giornali e da internet. Chiaro allora che è molto meno impegnativo decidere, dopo un viaggio in Oriente o qualche fine settimana in Toscana, che la vita è noiosa e ci piacerebbe tanto giocare ai dottori. Un amico diceva con una certa asprezza: ”Ognuno ha il terapeuta che si merita” e forse aveva ragione. Ma che colpa ha il cane visitato a causa di una piaga di 4 cm di diametro, risultato dell'iniezione sottocute di una tintura madre, quindi alcolica, da parte di un “terapeuta”? Forse che il cane abbia un karma negativo? E la “naturopata della domenica" che proclamava con candido entusiasmo, davanti alla platea di cui facevo parte, i problemi di colecisti di un cavallo? Evidentemente non tutti sanno che i cavalli non hanno la colecisti, infatti non tutti studiano anatomia… Se sorridete sono contenta. I sorrisi infatti mancano in questo nostro mondo. Il dott. Patch Adams ha portato il sorriso dei clown in ospedale; solo che ora siamo circondati da chi vuole imitare i medici. Peccato che la malattia non scherzi mai. E quando c'è una malattia che impaurisce si torna alla vecchia, denigrata squadra di quelli con un diploma di laurea e un'abilitazione appesi alla parete dello studio, che di solito non è dotato di magica atmosfera. In mancanza delle attenzioni e della dolcezza di cui tutti abbiamo bisogno ci inventiamo sindromi e sintomi. Solo che i medici tradizionali non hanno più la forza di ascoltare lamentele vaghe, racconti confusi e contraddittori, che nascono dall'amarezza e dalla frustrazione, perché sono loro stessi stanchi e amareggiati da quello che è diventata la loro professione in Occidente. Allora cosa c'è di meglio che recarsi da truppe fresche di personaggi che non si sono massacrati con notti di guardia, che non hanno perso le diottrie e l'elasticità delle vertebre cervicali sui libri, che hanno sempre qualche bel consiglio da elargire, qualche bella fiaba orientale edulcorata per il pubblico occidentale? La ricetta è semplice (non la prescrizione, badate bene, quella è un atto medico); intendo la richiesta, legittima, di coccole e di attenzioni, di ascolto, che nel ”terapeuta” trova un fornitore che si sente orgoglioso di sé, utile, sta bene e fa star bene almeno per un po'. Sta bene anche il suo portafoglio, senza tutti quei noiosi vincoli di codici deontologici. Stanno bene tutti, con o senza colecisti… Un tempo ci si rivolgeva ai medici per cose serie, quali le malattie. Adesso ci si rivolge ai “terapeuti” perché, forse, non si tratta di malattie e, quindi, la medicina non è necessaria.



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