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Racconto
Sento che piano piano il mio corpo sta cambiando: la testa si ricopre di piume, gli occhi diventano grandi, le braccia ali, i piedi artigli. Ogni particolare viene ingrandito come al microscopio, ogni dettaglio ingigantito, cellula dopo cellula, piuma dopo piuma. Quando tutto il mio essere è diventato civetta, la mia concentrazione cessa, e aspetto in silenzio ascoltando il battito del mio cuore. Mi appare una scatola, abbastanza robusta, con il coperchio in plastica arancione. Decido di aprilo e sul fondo, vuoto, scorgo un foro che si diparte da un lato della scatola.
Il buco è molto piccolo e come civetta non ci entro proprio. Così scelgo di essere formica per poter agilmente incamminarmi dentro il foro; vedo un canale che corre orizzontalmente al buco. Dopo un po’ che cammino rapidamente, il canale si interrompe, sulla volta di un’enorme grotta. Come piccola formica mi devo fermare a guardare di sotto. Decido di trasformarmi in farfalla per poter agevolmente muovermi nella grotta. E’ bellissima, grande e spaziosa. C’è rumore d’acqua sul fondo; non sono le gocce che cadono, ma proprio il rumore di un fiume; eccolo lo vedo, appare per un tratto e poi scompare di nuovo inghiottito nelle viscere della terra.
C’è molta calma e silenzio: pace.
Mi riaffiora il ricordo dell’esperienza delle grotte delle Fate: un esperienza di Pazienza indimenticabile. La Terra sta aspettando che noi evolviamo, con amore e pazienza. I suoi ritmi sono lentissimi; le stalattiti si formano in millenni.
Pazienza...
Per alcuni minuti mi lascio avvolgere completamente da questa sensazione.
Poi, un po’ per volta, torno nel canale come formichina e faccio il cammino a ritroso.
Arrivo di nuovo nella scatola; vedo che è presente un altro foro sul fondo di una parete; decido di incamminarmi e subito vengo immerso da un liquido che mi avvolge ed ostacola il mio cammino.
Mi trasformo in una biscia che agilmente nuota contro corrente. Improvvisamente il tubo finisce e mi trovo in un ampio mare, mi mancano i punti di riferimento. Sperimento l’assenza totale di punti di riferimento. Mi sento come un pesce nel mezzo dell’oceano che nuota senza mai vedere la riva o il fondo del mare. Mi perdo nell’immensità dell’elemento, nella fiducia totale della guida superiore che è il mio unico punto di riferimento.
Molto lentamente ritorno nel canale e abbandonandomi al reflusso del liquido, ritorno nella scatola.
Non riesco a ricordarmi l’esperienza del terzo canale. Imbocco l’ultimo canale che mi appare evidente sull’ultimo lato della parete. Immediatamente vengo investito da una corrente di aria calda che mi pervade; non c’è un’uscita, o meglio, la fine del canale si perde totalmente nella sensazione animica di calore, di amore ed entusiasmo. E’ un caldo che riscalda il cuore e l’anima, un calore non fisico ma animico. Rimango nella sensazione per alcuni minuti e lentamente ritorno nella scatola. Spontaneamente mi nasce nel centro del petto, nel mio cuore, un sentimento di ringraziamento: “Grazie civetta, grazie civetta che vede lontano; grazie, che, con facilità, mi hai guidato dove non ero mai arrivato.”
Piano piano le piume scompaiono, il becco ritorna naso e gli artigli mani; mi ritrovo seduto davanti alla civetta che mi avevano portato tre giorni prima. Era solo stanca e denutrita. Il Rescue Remedy, il rimedio di emergenza che le avevo somministrato in quei giorni, le aveva permesso di accettare più volentieri le necessarie manipolazioni per darle da mangiare. Qualche giorno dopo, dal davanzale di casa , ha preso spontaneamente il volo.
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