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L'allevamento intensivo (siano polli, tacchini, bovini o qualsiasi altro animale) è un orrore fatto di gabbie, alimenti indicibili composti da scarti industriali, un susseguirsi di sofferenza fino alla morte che spesso non è indolore. Non basta ? Gli allevamenti, così come sono attualmente concepiti, rappresentano anche l'ennesima mancanza di rispetto per chi non ha cibo, per chi non ha acqua potabile e muore per gli stenti, divenendo facile preda di malattie devastanti. Certo, è rassicurante pensare che le case farmaceutiche stiano producendo rimedi antivirali contro un'influenza non ancora arrivata (inefficaci, con buona approssimazione, e molto costosi), tralasciando il fatto che il continente africano ha un numero di malati di AIDS che non si riesce neppure ad immaginare (ma qualcuno si ricorda ancora che esiste l’AIDS…?). Più facile immaginare che il virus dei volatili faccia un “salto di specie” al maiale e da questo alle persone, inizialmente in Cina, per poi arrivare da noi a fare strage di innocenti occidentali. E' più sensazionale parlare di un pericolo ipotetico, un’epidemia di proporzioni apocalittiche, sentirsi confortati dall'impennata dei guadagni di un paio di multinazionali del farmaco, piuttosto che pensare di cambiare le abitudini, proprio le nostre abitudini, o almeno cominciare a cambiarle.
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Per firmare la petizione contro gli allevamenti intensivi: www.infolav.org
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