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Il Fiore dell'addio - parte terza PDF Stampa E-mail

La sintesi

L'amore nei confronti degli animali non si riduce ad una semplice questione di sentimento, non è semplicemente una condizione o una disposizione affettiva. Per amare bene si richiede tutto ciò che si richiede per praticare una qualunque arte, in verità una qualunque attività umana, e precisamente, una misura adeguata di disciplina, di pazienza e di costanza. Per accudire il proprio animale, per accompagnarlo durante una fase di passaggio così intensa come la morte, per stabilire un buon rapporto d'amore è necessario avere, o acquistare, una adeguata conscenza fisica, psicologica e spirituale di quello che sta accadendo. Occorre, in un certo senso, prepararsi un pò per tempo all'inelutabilità di questo evento, in modo da poter cogliere completamente la bellezza che tale esperienza può regalare. Potrà sembrare assurda questa mia affermazione, perchè chiunque potrebbe affermare che assistere alla morte del proprio animale non potrà mai essere un evento lieto; ma è propio questa forma mentale, questo modello precostituito, questo luogo comune che più di tutto mi preme cambiare attraverso questi miei riflessioni scritte. Non penso che sia una fortuna per la medicina veterinaria, essere in possesso di una strategia medica così potente, come l'eutanasia, perchè troppe volte questo atto non appoggia un reale bisogno di mettere fine alle sofferenze, quanto piuttosto sostiene la nostra incapacità a vivere consapevolmente e spiritualmente la complessità della morte. Gli animali hanno bisogno di amore, non di atti che non fanno che aumentare la nostra paura ad esplorare il nostro mondo interiore. E in tal senso, come moltissime volte ho visto, sono disposti anche ad aspettare serenamente, proprio nell'ultimo attimo della loro vita, il momento in cui decidiamo di lasciarci andare; attendono , come ultimo regalo, proprio quell'attimo; quella piccola frazione di tempo nella quale, dentro di noi, ogni cosa si trasforma e da un luogo molto profondo di noi stessi, del quale non conosciavamo nemmeno molto bene la sua esistenza, scaturisce, in maniera del tutto indipendente, una potente onda, la quale, giungendo rapidamente a coscienza, si trasforma in un immenso sentimento di gratitudine che ci libera il cuore da ogni pesantezza. Solo attraverso questo tipo di vissuto animico, la tristezza e il dolore inevitabile che tale esperienza reca con sè, possono lasciare il posto ad un sentire nuovo, ad un moto inedito dell'anima che, facilmente ognuno riconoscerà come autenticamente appertenente al propio essere. Ecco dunque da dove nasce la gioia di chi mi dice "Sa dottore, La mia Bibi è morta, ma sono così felice; è così difficile spiegare..." Entrare in contatto con quella parte della propia anima con la quale, nel quotidiano, difficilmente ci relazioniamo, porta una gioia immensa. Si certo, abbiamo dovuto passare attraverso tante emozioni, tante debolezze, tanti osatcoli, tante pressioni di quelle persone che sono fermamente convinti che l'eutanasia al proprio animale sia una cosa inevitabile, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Ovviamente il cammino verso questo modo di precepire il mondo animale non è sempre facile, e dipende molto da quanto siamo disposti a lasciare che le cose accadano, ma, vi assicuro, che se solo lo permettiamo, proprio una tale esperienza così tragica, potrà rivelarsi foriera di risvolti inaspettati. La sintesi, interiore con una parte di noi stessi, ed esteriore, con una parte del regno animale, sarà allora completata e la circolareità dall'esperienza avrà avuto modo di manifestarsi di nuovo; questa volta però, è un archetipo vissuto consapevolmente.




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