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La Via degli Animali
Il Fiore dell'addio - parte terza | Il Fiore dell'addio - parte terza |
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Pagina 2 di 4 Attraverso gli animali La persona che quel giorno entrò in ambulatorio era un ragazzo che non avrà avuto più di vent'anni; era piuttosto magro, di costituzione asciutta e con lunghi capelli ondulati che gli arrivavano fino alle spalle. Dalla maglietta attillata che indossava, sulla quale, a lettere cubitali, c'era scritto ”no alla guerra”, si capiva che non aveva alcuna difficoltà a prendere posizione su certi temi; il suo modo di fare, disinvolto e diretto, mi fece pensare che forse, quella maglietta, altro non era che un modo, una possibilità, o ancora meglio, un’opportunità che si era creato, per difendere i suoi ideali anche, o soprattutto, con le parole. Con poche battute arrivò subito al nocciolo della questione: aveva deciso di praticare l'eutanasia al suo gatto di 14 anni. Argomentò e perorò la sua causa per ben qindici minuti, durante i quali per più volte sottolineò l'importanza di evitare inutili sofferenze all'animale e in generale, sull'inutilità di prolungare l'esistenza, qualunque esistenza, anche quella umana, qualora ci si trovasse davanti ad una malattia inguaribile. Mi spiegò che lui, nonostante la sua giovane età, aveva riflettuto a lungo sulla questione e che certi paesi europei erano molto più avanti di noi, ipocriti cattolici italiani, i quali non sceglievano l'eutanasia ma che poi mandavano i nostri ragazzi a farsi ammazzare mascherandosi dierto la facciata perbenista delle missioni di pace. Lo lascai parlare, anche perchè il suo modo di essere e di articolare gli argomenti non lasciava certo spazio ad una potenziale replica dell'interlocutore. Alla fine dissi: "Va bene, allora è deciso: facciamo l'iniezione letale. Prima però c'è ancora un passo da fare..." "E quale?" mi domandò serenamente, convinto che mi riferissi a qualche disbrigo amministrativo da completare. "Qualcuno glielo deve spiegare al micio, cosa sta succedendo; o pensi che anche lui sia stato in grado di arrivare alle tue stesse conclusioni ? Sei tu quello che si è occupato di lui, nella salute e nella malattia, e ora, penso che dovresti essere propio tu ad assumerti l'onere di comunicargli la tua decisione"
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