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Il Fiore dell'addio - parte terza PDF Stampa E-mail


Attraverso gli animali

La persona che quel giorno entrò in ambulatorio era un ragazzo che non avrà avuto più di vent'anni; era piuttosto magro, di costituzione asciutta e con lunghi capelli ondulati che gli arrivavano fino alle spalle. Dalla maglietta attillata che indossava, sulla quale, a lettere cubitali, c'era scritto ”no alla guerra”, si capiva che non aveva alcuna difficoltà a prendere posizione su certi temi; il suo modo di fare, disinvolto e diretto, mi fece pensare che forse, quella maglietta, altro non era che un modo, una possibilità, o ancora meglio, un’opportunità che si era creato, per difendere i suoi ideali anche, o soprattutto, con le parole. Con poche battute arrivò subito al nocciolo della questione: aveva deciso di praticare l'eutanasia al suo gatto di 14 anni. Argomentò e perorò la sua causa per ben qindici minuti, durante i quali per più volte sottolineò l'importanza di evitare inutili sofferenze all'animale e in generale, sull'inutilità di prolungare l'esistenza, qualunque esistenza, anche quella umana, qualora ci si trovasse davanti ad una malattia inguaribile. Mi spiegò che lui, nonostante la sua giovane età, aveva riflettuto a lungo sulla questione e che certi paesi europei erano molto più avanti di noi, ipocriti cattolici italiani, i quali non sceglievano l'eutanasia ma che poi mandavano i nostri ragazzi a farsi ammazzare mascherandosi dierto la facciata perbenista delle missioni di pace. Lo lascai parlare, anche perchè il suo modo di essere e di articolare gli argomenti non lasciava certo spazio ad una potenziale replica dell'interlocutore. Alla fine dissi: "Va bene, allora è deciso: facciamo l'iniezione letale. Prima però c'è ancora un passo da fare..." "E quale?" mi domandò serenamente, convinto che mi riferissi a qualche disbrigo amministrativo da completare.

"Qualcuno glielo deve spiegare al micio, cosa sta succedendo; o pensi che anche lui sia stato in grado di arrivare alle tue stesse conclusioni ? Sei tu quello che si è occupato di lui, nella salute e nella malattia, e ora, penso che dovresti essere propio tu ad assumerti l'onere di comunicargli la tua decisione"
"E come faccio?" mi chiese il ragazzo, facendo trapelare una leggera inflessione di voce. "Come hai fatto sempre; come quando hai dovuto comunicargli che cambiavi casa o che ti assentavi per un lungo periodo" aggiunsi.
"Ma io non gli ho mai spiegato niente, - disse - lo faccio e basta. Ma perchè, gli animali capiscono quello che gli spieghi?"
"Non capiscono le parole nel senso che intendiamo noi, cioè come una sequennza logica che trova il suo senso nel proiettare un concetto nel futuro, come " tornerò tra due giorni "; loro capiscono quello che c'è dietro le parole"



 
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