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Pagina 1 di 5 di Stefano Cattinelli (tratto da BioGuida n.3 Inverno 03/04)
(parte prima)
Sperimentazione animale
La data del 6 maggio 1976, cambiò molte cose in Friuli; ma quella data, per me, ha avuto anche un altro significato: ha sancito l’inizio della relazione con il regno animale. Dopo un lungo dibattito famigliare e numerose consultazioni sui libri per capire quale sarebbe stato l’animale più adatto ad una vita in città e ad un rapporto con scatenati bambini di 12 e 13 anni, decidemmo che il Beagle poteva essere la razza che più si avvicinava alle nostre esigenze. Il suo arrivo nella nostra casa coincise con il terremoto che sconvolse il Friuli. Non ci eravamo neanche abituati a considerare che la a famiglia era diventata un po’ più numerosa, tant’è che nella fuga lungo le scale di casa, qualcuno improvvisamente dovette fare rapidamente retromarcia per afferrare quel cucciolo che, troppo piccolo per sentire la ben che minima variazione tellurica, si era acciambellato sotto il tavolo della cucina. Da quel giorno ebbi la possibilità di trascorrere i momenti più intensi della mia vita emotiva, l’adolescenza, il liceo e i primi anni di università, a contatto con un’essenza animale molto particolare; non tanto perché quel cane avesse qualcosa di incredibilmente unico (in realtà ogni cane è incredibilmente unico nel momento in cui si relaziona con il “suo” umano), quanto piuttosto perché quel cane era di razza Beagle. Durante i primi anni di Università, quando ancora pensavo che fosse importante frequentare le lezioni perché dovevano rappresentare il meglio di una lunga ed approfondita conoscenza accademica, mi capitava spesso di passare dietro il padiglione di medicina interna. Un po’ nascosto dagli altri edifici, c’era un piccolo appezzamento di terra con in mezzo un palo verde; in cima a questo palo, alto circa due metri, c’erano alcune pertiche perpendicolari, che correvano tutto in torno, come un raggiera, alle quali erano attaccate catene che arrivavano fin per terra. Il profondo solco circolare sul terreno, che correva tutto intorno al palo, indicava che quella strana giostra veniva usata piuttosto frequentemente. Un giorno, mentre mi aggiravo per i padiglioni universitari, sentii un continuo e penetrante cigolio proveniente dal terreno con il palo verde. Con mio grande stupore vidi che la giostra era in funzione: alla catena erano attaccati 8 o 10 cani che erano obbligati a correre in tondo; un inserviente dal camice verde controllava che i cani non rallentassero l’andatura.
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