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Gli "ospiti" sgraditi degli Animali |
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Pagina 1 di 3 di Roberta Benini (tratto da BioGuida n.5 Estate 2004)
In questi giorni siamo “gentilmente” invitati dagli spot pubblicitari a proteggere i nostri animali dai parassiti esterni, con la velata minaccia che siano altrimenti preda di malattie inquietanti. Vediamo un po’... Tutti questi parassiti si nutrono del sangue dell’ospite scelto sul quale trascorrono solo il tempo necessario al pasto ed in questo momento possono trasferire agenti patogeni: la filaria è un verme che si localizza nel cuore ed è trasmessa dalle zanzare, la borrelliosi è trasmessa dalle zecche, le pulci poi possono “recapitare” le tenie. Per la filaria esiste una profilassi valida che permette di sopprimere il parassita che eventualmente sia stato inoculato prima che si localizzi nel cuore: è una compressa da somministrare ogni mese ed ogni veterinario si potrà dare delucidazioni in merito all’utilizzo corretto; inoltre eliminano anche alcuni parassiti intestinali. Vorrei però vedere la situazione parassiti da un altro punto di osservazione. E’ innegabile che animali debilitati, in scarse condizioni igieniche, che vengono nutriti con alimenti scadenti hanno più problemi di ectoparassiti. La soluzione è rendere i nostri animali un “pasto sgradito” per i parassiti. Quindi il primo passo è la corretta alimentazione, con alimenti freschi e variati, opportunamente integrati con lievito alimentare ed aglio, fresco o in polvere oppure in tavolette. Per i gatti si può mescolare la punta di un cucchiaino di aglio tritato con olio e prezzemolo, eventualmente aggiungere una goccia di tamari: è un condimento che viene ben accettato nel pasto. Il secondo passo è la buona igiene del mantello: una bella spazzolata, quotidiana nel periodo di cambio del pelo, permette di eliminare le facilitazioni di transito e di sosta dei parassiti. I bagni troppo frequenti impoveriscono cute e mantello, invece è buona regola spruzzare e massaggiare il sottopelo una volta a settimana con una soluzione ottenuta facendo macerare un limone non trattato e tagliato a fette in mezzo litro di acqua bollente per 24 ore in un contenitore di vetro (mi raccomando né plastica né metallo ).
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