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Pagina 1 di 3 di Roberta Benini (tratto da BioGuida n.4 Primavera 2004)
“Allergia vuol dire che ti ammali quando c’è qualcosa che non vuoi fare” - “Sweet Thursday” di John Steinbeck.
Era il 1954 e forse aveva ragione, la manipolazione del cibo era solo accennata. Negli anni seguenti l’industria si produsse in una infinita serie di elaborazioni degli alimenti che, se da una parte ne hanno aumentato la disponibilità e la varietà , hanno anche creato i presupposti per le allergie e le intolleranze alimentari. Da decenni l'uomo utilizza antiparassitari, pesticidi, anticrittogamici e concimi chimici nelle coltivazioni, ormoni e antibiotici per gli animali allevati per la carne. Queste sostanze si ritrovano poi nei prodotti finali dell’industria alimentare oltre ai vari additivi che vengono utilizzati per migliorare le caratteristiche del prodotto, sia dal punto di vista della consistenza che dell’aspetto nonché della sua conservabilità.Le sostanze ingerite producono una sollecitazione del sistema immunitario che può reagire in modo inteso con una allergia che può essere esterna, come una dermatite, oppure più interna, come una colite od una otite. Gli alimenti contengono un elevato numero di molecole con capacità antigenica (oltre 6000) ma, fortunatamente, solo in alcuni individui queste inducono una sensibilizzazione.In condizioni normali, il sistema immunitario associato alle mucose, l'acidità del succo gastrico, gli enzimi del pancreas e dell'intestino, la motilità intestinale e la flora batterica enterica, evitano che molecole alimentari attive come antigeni attraversino la parete intestinale, oltrepassino il fegato ed entrino in circolo. Le intolleranze, invece, non sono mediate dal sistema immunitario ma sono il risultato di carenze di enzimi necessari a metabolizzare alcune sostanze presenti negli alimenti, sono solitamente correlate alla quantità ingerita e spesso si sviluppano con l’età – es. intolleranza al lattosio nei mammiferi adulti. Queste sono le premesse generali che valgono per tutti, lettori e pets, ma nel caso dell’alimentazione degli animali domestici sopraggiungono altre cause ad aggravare il problema.
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