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La Terapia Vibroacustica: le percezioni uditive PDF Stampa E-mail
Percezione ritmico/temporale
 
Questa percezione è legata alla comparazione di elementi in proporzioni pari oppure dispari nel tempo (C. Terni, “Ritmo e Tempo in Dizionario della Musica e dei Musicisti”, vol. 4, Torino, 1983). La realtà ritmica è insita nell’instabilità delle cose. Un emergere di punti nei quali il bisogno di continuità si rivela fondamentale. Questo parametro si può presentare in due modi ben distinti: in natura (fenomeni quali il soffiare del vento, l’intermittenza della goccia che cade, il rombo costante della risacca) e artificialmente, legato quindi all’espressione umana. Come l’armonia e la melodia, il ritmo presenta una caratteristica oscillazione tra la sua autonomia e l’integrazione nell’insieme del fenomeno musicale (J. J. Nattiez, “Il discorso musicale”, Torino, 1977). Di conseguenza si assiste a un’alternanza di tensione e distensione. Juliette Alvin sostiene che si possono scorgere delle relazioni fra il tempo della musica e le funzioni fisiche involontarie, come il battito del cuore e la respirazione. C’è una necessità di ritmo legato al senso del primitivo, alla fusione tra l’uomo e la natura. Quando questo si ripete senza soluzione di continuità, dimenticando o accantonando la forma canonica, le sensazioni primordiali emergono senza riserve. Ritmo e durata rappresentano due aspetti, quello oggettivo, relativo al primo termine e quello soggettivo, legato invece al secondo. Per il musicoterapeuta, il processo di correlazione tra questi due aspetti si svolge dall’interno all’esterno, un’interiorizzazione del tempo che si rivela attraverso l’estrinsecazione del prodotto sonoro che va a scontrarsi/incontrarsi con quella del paziente, a sua volta mosso dall’interno. Quando ritmo e tempo del paziente e del terapeuta si correlano, non soltanto a livello teorico, ma in tutto e per tutto, comprendendo l’aspetto psicologico/soggettivo e quello reale/oggettivo, si assiste a una totale fusione a livello comunicativo. Uno spalancarsi delle porte che danno accesso alle stanze, altrimenti sigillate, che contengono le strutture endogene di entrambi.
 
 
 
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