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La Musicoterapia
La Terapia Vibroacustica: le applicazioni
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Esempi di intervento
Attraverso la somministrazione di basse frequenze, quindi, possiamo notare che si va ad agire in maniera specifica su zone del corpo ben localizzate. Se alla somministrazione delle basse frequenze percepite dal corpo sommiamo riproducendo, per mezzo di una cuffia stereofonica ad alta fedeltà, della musica che in qualche modo vada ad accentuare la frequenza in questione, lavorando perciò sugli armonici di quest’ultima (ci troviamo ora nella seconda fase dell’intervento), il risultato che si ottiene è quello di moltiplicare in maniera esponenziale la sensazione iniziale. I mezzi adottati possono essere di due tipi: riproduzione di brani scelti appositamente, in qualche maniera composti su note e frequenze ben precise, oppure per mezzo di musiche composte sul momento dal terapeuta che tengano conto dello stesso principio. La composizione, generalmente avviene attraverso l’uso del computer e di tastiera midi. Oltre a ciò, come detto in precedenza, esiste la concreta possibilità di un’interazione effettiva con il paziente che, attraverso l’uso del microfono, può “vocalizzare” entrando in empatia col terapeuta.
In base a test effettuati si è riscontrato, nella somma dei due interventi (quello inferiore, legato alla somministrazione di note a bassa frequenza percepite dal corpo come vibrazione, e quello superiore percepito dall’apparato uditivo) i seguenti risultati:
1. frequenza 60Hz, brano proposto “Terebellum” (autori: Robert Fripp, Brian Eno), risposte verbali del paziente dopo la prova: piacevole, estremamente rilassante, vibrazione ben localizzata nella zona del cuore.
2. frequenza 60 Hz, brano proposto “In der Garten Pharaos” (autori: Popol Vuh), risposte verbali del paziente dopo la prova: sui suoni lunghi occhi chiusi (nessuna attività oculare), al subentrare delle percussioni l’attività oculare interna prende forma. La vibrazione passa in secondo piano.
3. frequenza 55 Hz, brano proposto “Phaedra” (autori: Tangerine Dream) , risposte verbali del paziente dopo la prova: una sensazione di distacco dal corpo quasi immediata, brividi di piacere zona schiena, crescita di energia, la progressione (ad un certo punto del brano c’è una progressione) non sarebbe dovuta finire mai.
Le prove effettuate non hanno superato la durata di venti minuti ciascuna e si è potuto notare quanto segue: respiro regolare, corpo estremamente rilassato, occhi chiusi, sorrisi, aperto stato di benessere.
Per concludere, posso aggiungere che la percezione sonora è alla base di qualsiasi espressione, compito del terapeuta è quello di fornire il giusto sostegno armonico. In base al principio della consonanza, i suoni armonici più prossimi al suono fondamentale sono quelli che più naturalmente risuonano creando stabilità. Negli interventi interattivi, quindi non limitati alla sola soministrazione di basse frequenze, il terapeuta dovrà applicare quelle costanti che rientrino nella dimensione di una composizione canonica. A un suono, o ad una serie di suoni prodotti dal paziente, si potrà rispondere con l’imitazione, la variazione, la ripetizione, la ripresa, lo sviluppo, oppure decidere di evitare qualsiasi suono di risposta. Il risultato sarà comunque legato a uno sviluppo orizzontale e verticale del discorso sonoro. Si potrebbe assistere, in definitiva, alla creazione di una linea melodico/armonica che avrà un suo andamento ben preciso.
Naturalmente, il progredire nel tempo della melodia potrà portare a un grado di comprensione maggiore, in quanto si aprono due possibilità: quella legata alla ricorrenza e l’altra al continuo cambiamento. Tutti e due i casi sistematizzeranno le modalità di interazione. Molto spesso si assiste alla tendenza verso la spinta a una situazione di ricorrenza, con la ripresa delle proposte del paziente che vengono inizialmente ripetute o imitate. È il primo tentativo di stabilire una modalità espressiva comune. In un secondo momento gli altri elementi del discorso musicale potranno sostituire i primi.
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