| Lo “strano caso” di Carlo Parlanti |
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Carlo Parlanti è un cittadino italiano che dal giugno del 2005 si trova rinchiuso in un carcere della California, con l’accusa di aver sequestrato e violentato nel 2002 la sua convivente, Rebecca White. Vicenda terribile. Ma se si ripercorre brevemente la storia degli avvenimenti, forse la prospettiva cambia, e di molto.
Nel 2001 Carlo Parlanti incontra la donna con la quale intreccia una sporadica relazione. Nello stesso anno i due si traferiscono assieme in Sud California. Dopo alcuni mesi il rapporto si incrina e il 16 luglio 2002 si conclude definitivamente. Qualche settimana dopo, nell’agosto del 2002, Carlo Parlanti decide di ritornare in Italia alla ricerca di nuove opportunità di lavoro e riprendere la sua vita di sempre. Non sa che il 18 luglio 2002, Rebecca White lo ha denunciato dichiarando di essere stata picchiata, legata e stuprata nella notte del 6 luglio, poi ritrattata al 29 giugno (continuando quindi a vivere con il suo “carnefice” per oltre due settimane).
Paradossalmente, il mandato di arresto spiccato dalle autorità americane non viene mai inviato in Italia: Carlo continua a lavorare e viaggiare, ignaro di tutto.
Nel luglio del 2004 mentre si trova all’aeroporto di Duesseldorf, viene arrestato dalla polizia tedesca e trasferito in carcere. Qui rimane detenuto senza ricevere alcuna comunicazione in lingua italiana, solo in inglese tramite il suo avvocato tedesco, che chiede alla corte di Duesseldorf di considerare la completa mancanza di evidenze a suo carico. Sia Duesseldorf che la Corte Superiore Tedesca si appellano al diritto di estradarlo amministrativamente senza entrare nel merito delle accuse, in violazione del precetto di pari trattamento tra cittadini europei negli stati membri. Intanto il Ministero di Giustizia italiano tenta di far rientrare il connazionale in Italia, ma senza successo. Nell’aprile 2005 il legale italiano presenta ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dei trattati internazionali in materia di estradizione, ma il ricorso viene giudicato inammissibile. Il 3 giugno 2005 la Germania accoglie la richiesta di estradizione e Carlo Parlanti viene trasferito in California.
Una volta estradato viene incarcerato e sottoposto a procedimento penale. Nella prima udienza il procuratore distrettuale introduce il caso dichiarando che l'imputato ha precedenti penali in Italia per stupro e rapina a mano armata. Sull’estratto della sua fedina penale del casellario giudiziario si legge invece: NULLA.
Durante il processo, Rebecca White non solo conferma le sue precedenti accuse ma aggiunge nuovi e sconvolgenti dettagli, mai rivelati prima, di violenze sessuali tremende e sanguinarie. Dichiarazioni gravissime per cui non è stata mai richiesta alcuna indagine medica. Le versioni dei fatti sono sempre state diverse e oggetto di continue ritrattazioni, rese necessarie dalle controdeduzioni della difesa e dalle richieste di chiarimenti dell’accusa. Anche alcune foto scattate dagli invesitgatori ai tempi della denuncia presentano la casa in perfetto ordine. Altre foto fornite dalla vittima sono talmente incongruenti da apparire palesemente un falso. Nel tenore delle accuse, basti citare la dichiarazione che l’imputato avesse bevuto quattro bottiglie intere di Chardonnay prima delle violenze, fatto che da solo avrebbe assicurato l’inevitabile sopravvenienza di un coma etilico. Inoltre, la Procura stessa era a conoscenza della notizia che la presunta vittima fosse abitualmente dedita a mentire. Alla fine del dibattimento (anche in questo caso solo in inglese, senza interprete) il verdetto della giuria popolare è di piena colpevolezza. La sentenza viene emessa il 7 aprile 2006 e fissa la pena in nove anni di reclusione. La motivazione data dal giudice si fonda sul concetto: ”seppur non vi sono referti medici, seppure la sig.ra White è stata inconsistente e quanto raccontato va oltre la realtà, penso che il sig. Parlanti l'abbia danneggiata psicologicamente da renderla inconsistente, e che il sig. Parlanti sia una persona pericolosa…”
Carlo Parlanti è rinchiuso nella prigione di Avenal in California, privato della sua libertà dal 2005 per un crimine che non ha commesso. Da allora le sue condizioni di salute hanno subito pesanti ripercussioni: ha contratto l’epatite C, la piorrea dentale e alcune complicazioni polmonari e alla pelura. La sua compagna italiana e i suoi familiari confidano nella richiesta di nuovo processo, già presentata dalla difesa nel 2006. La richiesta si basa su elementi di fatto e di diritto ed intende mettere in evidenza l’inconsistenza della denuncia e della testimonianze: prove incoerenti, foto falsificate, mancate verifiche mediche e sanitarie, affermazioni impossibili da un punto di vista fisiologico e biologico, sospetti di omissione e manipolazione da parte degli investigatori, continue ritrattazioni e manifesta confusione della dichiarante, solo per citarne alcune. La famiglia non si è mai stancata di cercare di interessare il Governo Italiano ad agire per la tutela di un nostro concittadino detenuto senza alcun elemento probatorio.
Abbiamo avuto la possibilità di senitre Katia Anedda, compagna di Carlo Parlanti e promotrice delle iniziative di sostegno per tenere alta l’attenzione sul caso e tentare di ottenere la riapertura del processo a suo carico.
L'intervista:
Come può succedere una cosa del genere in un paese come gli USA?
Non e’ successa una cosa del genere in un paese come gli USA, ma in una contea degli USA, Ventura, probabilmente in una citta’ come Los Angeles o San Francisco o NewYork non sarebbe accaduto. Hanno fatto troppi errori prendendo in maniera troppo leggera la vicenda, da avere difficoltà a tornare indietro soprattutto nel momento in cui sono state presentate prove false e in cui la polizia ha potuto appurare la verità dei fatti.
Ma a chi può aver giovato l’accanimento su un’azione legale così palesemenete inconsistente, se non addirittura il compimento di fatti omissivi e criminosi veri e propri?
Penso che gran parte della risposta è quella precedente: sarebbe stato un grosso problema per la contea di Ventura ammettere l’errore e hanno dovuto rischiare con un processo costringendo all’inventiva e omissione di documentazione. Poi ne giova molto la presunta vittima che in questo moldo ha potuto ottenere un indennizzo a vita.
Come è possibile che l’Italia non sia in grado di tutelare un cittadino italiano così chiaramente discriminato, nella sua stessa sicurezza fisica?
Sino ad oggi all’Italia non è stato di interesse il problema dei detenuti all’estero, anche perché spesso le famiglie non ne parlano, preferiscono nascondere le cose. La mentalità media italiana è: se è in galera qualcosa avrà fatto… non fanno notizia i detenuti italiani all’estero, perché non c’è la giusta cultura. Così il Governo non si sente costretto ad intervenire.
Quali sono le speranze giuridiche di riapertura del processo?
Se l’opinione pubblica viene sensibilizzata e il nostro Governo si ricorda che non esistono italiani di serie B e di serie A, il processo si dovrebbe riaprire immediatamente.
Quali le aspettative di riduzione della pena e di espulsione dagli USA?
Beh speriamo di no, in nessuno dei due casi. E’ quello che tutti coloro che hanno sbagliato, compreso il Governo italiano, sperano: portare Carlo all’espulsione da colpevole. Non dobbiamo dimenticare che se Carlo avesse patteggiato sarebbe tornato già da 4 anni da uomo libero…
Il dolore e la rabbia che derivano dall’aver subito un’ingiustizia, sia pur piccola o banale, sono sensazioni che probabilmente ognuno di noi ha provato in uno degli episodi spiccioli della vita quotidiana… Ma davanti ad un’enormità del genere, come fai a gestire la tua vita?
Dio ti manda ogni tanto degli angeli e con me e Carlo lo fa, quando siamo proprio a terra loro ci aiutano a rialzarci e gestire la nostra vita, o almeno tentare di farlo, sino al giorno in cui la parola Giustizia potrà avere un senso…
E come possiamo immaginare possa sentirsi Carlo Parlanti? Secondo te cosa provoca in lui la maggiore sofferenza, pensando ad una triste scala di valori al contrario?
Sicuramente la prima cosa che fa male a Carlo è il silenzio creatosi attorno ai crimini commessi contro di lui. La documentazione, le relazioni dimostrano l'impossibilità dei fatti e quindi la conseguente irregolarità del processo e della sua detenzione. L'omertà che gravita attorno alla sua innocenza, la difficoltà incontrata in questi anni nel denunciare i crimini subiti lo ha ferito profondamente. Ed ancora la detenzione, caratterizzata da episodi lesivi della dignità umana, le malattie contratte in carcere, i problemi susseguitisi con gli avvocati americani, hanno di certo contribuito ad aggravare una situazione di per sè non facile.
Anche la sua salute ne sta risentendo in qualche modo, spero la situazione sia migliorata?
Fortunatamente è sotto controllo, non ancora buona, sicuramente l’epatite non viene curata, l’asma non migliora a causa della zona desertica, ma sembra che i valori del fegato siano migliorati.
Quali iniziative portate avanti tu e la famiglia? Cerchiamo di sensibilizzare, di non far spegnere i riflettori sulla vicenda, con molta probabilità nelle prossime settimane chiederò un incontro all’ambasciatore americano e farò un presidio sotto l’ambasciata americana e degli striscioni in segno di solidarietà davanti ad ogni consolato americano in Italia. Sto chiedendo a diversi gruppi e associazioni di appoggiarmi in questo, stiamo allo stesso tempo cercando di fare delle denunce appropriate affinché intervengano anche le forze di polizia europee. A maggio, contiamo di andare in USA io e 3 supporter di Carlo che mi aiuteranno con la lingua ed eventuali conferenze.
Come aiutarvi in concreto?
Sono tanti i modi in cui si può aiutare. Sul sito: www.thepeoplevscarloparlanti.com ci sono le trascrizioni del processo, tradotte in parte sul corrispondente italiano. Ci serve aiuto per tradurle completamente, sensibilizzare medici, avvocati che studino il caso e ne evidenzino le incongruenze, divulgando la sua storia e sensibilizzando i media italiani e stranieri. Scrivere a Carlo in segno di solidarieta’, aiutandoci a trovare persone in loco (California) che ci possano coadiuvare con le comunicazioni con Carlo, con la logistica, andando a trovare Carlo, aiutandoci a trovare avvocati seri in “pro-bono” negli USA e medici in “pro-bono” che valutino quanto riportato dai medici italiani. Aiutarci con i prossimi viaggi per poter agire direttamente negli USA, sia a livello logistico, o chi ha la possibilità di poter regalare dei biglietti per Los Angeles. Sostenere “Prigionieri del Silenzio”: www.prigionieridelsilenzio.it , il cui caso principe in questo momento è proprio quello di Carlo.
E’ possibile aiutare in qualche modo direttamente Carlo Parlanti?
Certo, sia scrivendogli direttamente: http://www.carloparlanti.it/aiutarci.htm
(al link superiore trovate tutte le indicazioni per aiutarlo)
Oppure http://blog.libero.it/carlofree/ , in questo link, l’elenco dei libri ricevuti per non inviare qualcosa che ha già letto (scrivendo al blog legge le e-mail Mara Marino che invece è al corrente di quello che Carlo vorrebbe leggere). Sul primo link trovate un iperlink al sito “jpay “che è il modo per poter inviare dei soldi a Carlo per i beni di prima necessità in prigione o il suo conto corrente italiano, che gestisco io e quindi naturalmente uso i contributi per quanto possa servire per la difesa e la vita di Carlo. Ogni tre mesi gli si può spedire un pacco: di solito lui invia a me la lista della spesa che va dai cibi in scatola, perché quello della prigione è immangiabile, ai calzini, dentifricio, ecc. Si può effettuare solo tramite i siti che hanno l’appalto alla prigione e si può fare solo una volta, quindi alcuni amici possono cercare di contribuire alla spesa di quel pacco o alle spese speciali se vengono approvate. Infatti proprio qualche giorno fa ho inviato una richiesta sul gruppo di Facebook per chi volesse regalare a Carlo una radio con cuffie di cui gli è stata data l’approvazione.
Nel profondo del tuo cuore, senti vicina una soluzione, magari inaspettata?
Ci spero, se è vero che Dio non ti da mai una croce che non puoi sopportare, allora la soluzione deve essere vicina, perché siamo molto stanchi…
Tutti i riferimenti per i contatti:
su Facebook: katia anedda carlo parlanti
Per tutti gli altri casi di italiani all’estero detenuti arbitrariamente dalle autorità:
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