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Scienza e conoscenza: un incontro per discuterne |
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La questione centrale è dunque anche quella per cui la ricerca, che ha sempre anticipato riflessioni etiche, richiede oggi un incremento di moralità anche nell’opinione pubblica. Scopo e applicazione vanno ricongiunti e riconquistati. Se l’unica dimensione della medicina fosse quella operativa d’altronde non avrebbe senso di essere, ha sottolineato il professor Bouquet. Se l’etica in ambito animale non è che “elettività”, nella selezione naturale dei più forti e la genetica resta la legge selettiva dello stare al mondo, in medicina il discorso è estremamente più complesso, perchè medicalizzare la società non può prescindere da un approccio etico e dal rispetto dell’autonomia del paziente e della sua stessa morte, dall’averne “cura”. Vanno ripensate dunque le schede dei bisogni ed inviduati nuovi criteri- filtro, più mobili che in passato perchè la facoltà del curare e la conoscenza del malato di essere curato sono imprescindibili. Il medico non può considerarsi l’unico artefice della vita del paziente sfiorando talvolta l’accanimento terapeutico, lì dove si intenda un processo che miri esclusivamente al prolungamento della sua vita biologica. Va rivendicato e tutelato, fino in fondo, il diritto di morire “bene”: ridurre il dolore del paziente può dunque voler dire anche mettere in discussione le attese del medico rispetto a quelle del paziente. Un seducente e rigoroso richiamo alla cultura della complessità ed alla “socialità” del fare ricerca è venuto, infine, dal professor Nordio. Complessità e creatività in tutti i sistemi di conoscenza infatti sono due nessi imprescindibili perchè una ricerca che si stringa miopemente all’unico oggetto del suo conoscere non è che riduzione di quel conoscere. Non a caso Nordio ha citato i filosofi Edgar Morin e Jorge Habermas che hanno a lungo riflettuto sui temi della responsabilità e della pluralità del fare scienza. La scienza contemporanea ci impone un’immagine complessa della realtà, caratterizzata da un estrema varietà di oggetti e da una straordinaria ricchezza delle loro interazioni. Dobbiamo dunque modificare i nostri modi di pensare questa realtà? E’ necessaria altrettanta ricchezza e varietà dei nostri schemi di spiegazione? E soprattutto quale metodo per connettere quelle forme e relazioni, per semplificarle senza mutilarle? Soltanto il ritorno ad una scienza che spieghi e si chieda il perchè di sè stessa può scavalcare questi limiti e la sterile separazione tra scienza e tecnologia che contraddistingue il nostro tempo.
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