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Sciamanesimo come scoperta del corpo PDF Stampa E-mail

di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n.1 Primavera/Estate 2003)

 

Un solo balzo che saetta oltre la mente, una sola sfida dell’istinto che vibra oltre i gradi di ogni coscienza. A questo percorso iniziatico, ardito e lineare allo stesso tempo, ci invita lo sciamano australiano Rowland Anton Barkley, che abbiamo incontrato a Pradamano (Ud), a Villa Giacomelli. Il suo primo seminario in Italia, un anfratto nel tempo, un gruppo di persone in cerchio in una sala, spinte dalla forza insondabile ed irresistibile di conoscerlo e sperimentare fino in fondo i passi dimenticati dei propria naturalità. La sua è una forza magnetica che cattura e persino spaventa ma che libera orizzonti inediti di vitalità dai dogmi della ragione. 

Come, quando e dove è cominciato il suo percorso? Da bambino, attraverso sogni e visioni che non riuscivo a decifrare ma che conservavano una forza straordinaria, che i miei genitori interpretavano come possessione diabolica e in me, invece, sollevavano dubbi sempre crescenti. Ho imparato a leggere quando avevo tre anni, ho cercato spiegazioni nei libri di psicologia ma non bastava, ipnotizzavo a otto anni le galline del cortile, ma anche questo non mi aiutava. Gli anni sono trascorsi e con l’adolescenza ho scoperto la chiaroveggenza.... eppure quest’ennesima via mi sembrava limitata perchè muoveva solo aspetti emotivi della mia ricerca, anche se non posso negare mi sia servita. 

Lei parla di memorie e spiriti come di meccanismi mentali che bloccano l’energia vitale del corpo: è così? Alcuni possono essere l’una e l’altra cosa. Non faccio distinzioni perchè non credo, per esempio, che alcuno spirito, immortale, possa restare sulla terra. L’unica parte che può restarne intrappolata è il suo “ ego”, come una forma di energia che conserva vita propria. - Secondo il suo insegnamento del DNA spirituale, c’è una forza straordinaria in ognuno, che i condizionamenti della famiglia, della società e delle civiltà impediscono di sviluppare. Risvegliare quest’energia, al contrario, può accrescere i gradi di creatività in chi si occupa di arte. Non è una visione piuttosto elitaria dell’esistenza e dell’umanità? Per chi vuole fare della semplicità il suo punto di forza e di vita? O, piuttosto, ne è costretto? La mia idea è che si può aiutare chiunque, al di là delle origini sociali, intellettuali e religiose della vita di ognuno. Liberare la creatività ancestrale e smarrita è un principio universale, applicabile a tutta l’umanità. Tutti i problemi si sciolgono in artisticità, in ogni lavoro. 



 
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