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Lo “strano caso” di Carlo Parlanti
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L'intervista:
Come può succedere una cosa del genere in un paese come gli USA?
Non e’ successa una cosa del genere in un paese come gli USA, ma in una contea degli USA, Ventura, probabilmente in una citta’ come Los Angeles o San Francisco o NewYork non sarebbe accaduto. Hanno fatto troppi errori prendendo in maniera troppo leggera la vicenda, da avere difficoltà a tornare indietro soprattutto nel momento in cui sono state presentate prove false e in cui la polizia ha potuto appurare la verità dei fatti.
Ma a chi può aver giovato l’accanimento su un’azione legale così palesemenete inconsistente, se non addirittura il compimento di fatti omissivi e criminosi veri e propri?
Penso che gran parte della risposta è quella precedente: sarebbe stato un grosso problema per la contea di Ventura ammettere l’errore e hanno dovuto rischiare con un processo costringendo all’inventiva e omissione di documentazione. Poi ne giova molto la presunta vittima che in questo moldo ha potuto ottenere un indennizzo a vita.
Come è possibile che l’Italia non sia in grado di tutelare un cittadino italiano così chiaramente discriminato, nella sua stessa sicurezza fisica?
Sino ad oggi all’Italia non è stato di interesse il problema dei detenuti all’estero, anche perché spesso le famiglie non ne parlano, preferiscono nascondere le cose. La mentalità media italiana è: se è in galera qualcosa avrà fatto… non fanno notizia i detenuti italiani all’estero, perché non c’è la giusta cultura. Così il Governo non si sente costretto ad intervenire.
Quali sono le speranze giuridiche di riapertura del processo?
Se l’opinione pubblica viene sensibilizzata e il nostro Governo si ricorda che non esistono italiani di serie B e di serie A, il processo si dovrebbe riaprire immediatamente.
Quali le aspettative di riduzione della pena e di espulsione dagli USA?
Beh speriamo di no, in nessuno dei due casi. E’ quello che tutti coloro che hanno sbagliato, compreso il Governo italiano, sperano: portare Carlo all’espulsione da colpevole. Non dobbiamo dimenticare che se Carlo avesse patteggiato sarebbe tornato già da 4 anni da uomo libero…
Il dolore e la rabbia che derivano dall’aver subito un’ingiustizia, sia pur piccola o banale, sono sensazioni che probabilmente ognuno di noi ha provato in uno degli episodi spiccioli della vita quotidiana… Ma davanti ad un’enormità del genere, come fai a gestire la tua vita?
Dio ti manda ogni tanto degli angeli e con me e Carlo lo fa, quando siamo proprio a terra loro ci aiutano a rialzarci e gestire la nostra vita, o almeno tentare di farlo, sino al giorno in cui la parola Giustizia potrà avere un senso…
E come possiamo immaginare possa sentirsi Carlo Parlanti? Secondo te cosa provoca in lui la maggiore sofferenza, pensando ad una triste scala di valori al contrario?
Sicuramente la prima cosa che fa male a Carlo è il silenzio creatosi attorno ai crimini commessi contro di lui. La documentazione, le relazioni dimostrano l'impossibilità dei fatti e quindi la conseguente irregolarità del processo e della sua detenzione. L'omertà che gravita attorno alla sua innocenza, la difficoltà incontrata in questi anni nel denunciare i crimini subiti lo ha ferito profondamente. Ed ancora la detenzione, caratterizzata da episodi lesivi della dignità umana, le malattie contratte in carcere, i problemi susseguitisi con gli avvocati americani, hanno di certo contribuito ad aggravare una situazione di per sè non facile.
Anche la sua salute ne sta risentendo in qualche modo, spero la situazione sia migliorata?
Fortunatamente è sotto controllo, non ancora buona, sicuramente l’epatite non viene curata, l’asma non migliora a causa della zona desertica, ma sembra che i valori del fegato siano migliorati.
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