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Lo “strano caso” di Carlo Parlanti PDF Stampa E-mail
 
Durante il processo, Rebecca White non solo conferma le sue precedenti accuse ma aggiunge nuovi e sconvolgenti dettagli, mai rivelati prima, di violenze sessuali tremende e sanguinarie. Dichiarazioni gravissime per cui non è stata mai richiesta alcuna indagine medica. Le versioni dei fatti sono sempre state diverse e oggetto di continue ritrattazioni, rese necessarie dalle controdeduzioni della difesa e dalle richieste di chiarimenti dell’accusa. Anche alcune foto scattate dagli invesitgatori ai tempi della denuncia presentano la casa in perfetto ordine. Altre foto fornite dalla vittima sono talmente incongruenti da apparire palesemente un falso. Nel tenore delle accuse, basti citare la dichiarazione che l’imputato avesse bevuto quattro bottiglie intere di Chardonnay prima delle violenze, fatto che da solo avrebbe assicurato l’inevitabile sopravvenienza di un coma etilico. Inoltre, la Procura stessa era a conoscenza della notizia che la presunta vittima fosse abitualmente dedita a mentire. Alla fine del dibattimento (anche in questo caso solo in inglese, senza interprete) il verdetto della giuria popolare è di piena colpevolezza. La sentenza viene emessa il 7 aprile 2006 e fissa la pena in nove anni di reclusione. La motivazione data dal giudice si fonda sul concetto: ”seppur non vi sono referti medici, seppure la sig.ra White è stata inconsistente e quanto raccontato va oltre la realtà, penso che il sig. Parlanti l'abbia danneggiata psicologicamente da renderla inconsistente, e che il sig. Parlanti sia una persona pericolosa…”
 
Carlo Parlanti è rinchiuso nella prigione di Avenal in California, privato della sua libertà dal 2005 per un crimine che non ha commesso. Da allora le sue condizioni di salute hanno subito pesanti ripercussioni: ha contratto l’epatite C, la piorrea dentale e alcune complicazioni polmonari e alla pelura. La sua compagna italiana e i suoi familiari confidano nella richiesta di nuovo processo, già presentata dalla difesa nel 2006. La richiesta si basa su elementi di fatto e di diritto ed intende mettere in evidenza l’inconsistenza della denuncia e della testimonianze: prove incoerenti, foto falsificate, mancate verifiche mediche e sanitarie, affermazioni impossibili da un punto di vista fisiologico e biologico, sospetti di omissione e manipolazione da parte degli investigatori, continue ritrattazioni e manifesta confusione della dichiarante, solo per citarne alcune. La famiglia non si è mai stancata di cercare di interessare il Governo Italiano ad agire per la tutela di un nostro concittadino detenuto senza alcun elemento probatorio.
  
Abbiamo avuto la possibilità di senitre Katia Anedda, compagna di Carlo Parlanti e promotrice delle iniziative di sostegno per tenere alta l’attenzione sul caso e tentare di ottenere la riapertura del processo a suo carico.
 
 
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