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La Salute come Bene Comune PDF Stampa E-mail

Nel 1948, anno della definizione dell’O.M.S., si è in piena epoca post-bellica, con gravi ristrettezze generali: una delle grandi preoccupazioni delle famiglie erano ancora le malattie infettive che potevano costituire per molti strati della popolazione un rischio per la vita stessa. La Salute, perciò, è vista ancora come assenza di malattia perché, fuori dal rischio della malattia acuta, l’organismo era in pieno vigore. D’altra parte, era in atto la ricostruzione economica, si veniva da un periodo di laceranti divisioni per cui il richiamo alla solidarietà, all’impegno di tutti era sicuramente uno degli obiettivi importanti. Nel 1966, anno della definizione di A. Seppilli, la situazione è cambiata: l’Italia è in pieno boom economico, il consumismo si è affermato, l’alimentazione è stata profondamente mutata dallo sviluppo dell’industria alimentare, l’urbanesimo ha cambiato ritmi di vita e di lavoro di masse enormi di popolazione, il mondo agrario e industriale sono radicalmente mutati. Sono nati nuovi pericoli per la salute; si vive di più, ma si affermano in maniera prepotente le nuove malattie degenerative croniche. Nascono i grandi studi epidemiologici, cioè l’osservazione di grandi gruppi di popolazione per decenni: si fanno confronti, nasce il concetto di “rischio”, dal mondo operaio nasce il concetto di salute come “bene personale”, si incomincia a parlare di rifiuto della “delega” nella gestione della salute, di prevenzione come momento in cui l’individuo diventa e sceglie lo stile di vita più idoneo a sè. E’ di quegli anni lo sviluppo della medicina psicosomatica come accettazione da parte della comunità scientifica delle influenze tra psiche e corpo. La Naturopatia, con lo stesso Seppilli, aggiunge e sottolinea: “...dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale” richiamandosi al necessario raccordo con il mondo circostante.



 
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