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La malattia cura dell’anima PDF Stampa E-mail

di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n.3 Inverno 03/04)

 

La malattia può divenire essa stessa principio di salute. Non assalto al corpo di ignote forze, quanto rinnovato inizio ed espansione di sè, spunto e situazione di conoscenza più profonda. Non solo oggetto di studi sempre più specialistici ed illusori nel possedere verità occulte di oscuri disagi, come accade, talvolta nostro malgrado, nelle scienze onnivore dell’occidente, ma spazio nuovo ed aperto ad una comprensione che affondi le sue radici più antiche nelle tradizioni misteriche delle medicine di ogni civiltà e tempo, senza escludere quelle vette d’intuizione dimenticate, per comodità o pigri vizi d’intelletto, dai nostri saperi più recenti. Nè risulti singolare che sia proprio il potere accademico a garantire generazioni di tecnici della medicina e della scienza incapaci di storicizzare i perchè del loro operare in relazione ai pazienti ed impreparati ad oltrepassare lo sterile orizzonte antropocentrico delle conoscenze apprese in laboratorio e nelle corsie d’ospedali, troppo spesso in forme coattive ed acritiche. Ed è proprio la ricerca indomita di una via che scavalchi questi limiti conoscitivi subìti dalla nostra contemporaneità che ci ha spinto a comparare e proporre ragioni e metodi terapeutici meno conosciuti rispetto alla medicina cosiddetta tradizionale, senza escluderne tuttavia il rigore del ragionamento, con il dottor Girolamo Bufo, medico chirurgo, naturopata ed esperto di iridologia.

Come e perchè si è avvicinato alla naturopatia ed alla fitoterapia ed ha avvertito l’insufficienza della medicina tradizionale?
La medicina tradizionale, con l’esperienza, finisce per rivelarsi semplicistica, perchè obbliga a schemi e deduzioni che sacrificano la fantasia e la creatività del medico e le stesse aspettative dei pazienti. Nella nostra tradizione medica l’idea di salute e malattia vanno sempre e comunque interpretate. A mio avviso, invece, non va considerato malato chi ha esami di laboratorio “alterati”, tanto quanto non va considerato in salute chi presenta valori “regolari”. Salute e malattia incrociano infatti un’idea molto più ampia e complessa di ogni uomo.



 
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