di Pierpaolo Bon ( tratto da Bioguida n.19 - Inverno2007 )
Telecamere, flash, giacche e cravatte… Brusio, orologi, battute… Il solito scenario di una conferenza stampa, per giunta con l’ospite più atteso in ritardo, a causa del volo che ha subito un rinvio. Occorre pazientare. Si scambiano quattro chiacchiere, ci si raccoglie in concentrazione: diamine, non è certo un incontro qualunque! “Manca poco”… “Sta arrivando”… “E’ in auto”… “Questione di minuti”…”Eccolo”… E’ lui. Esattamente come lo si è sempre visto sulle foto o in televisione. Sorridente, sempre. Non invidio i politici che devono fare i loro interventi di rito: sembra di essere al cinema con una sequela di trailers prima del film tanto atteso. Poi, finalmente, prende la parola. Quello che sorprende di più a sentir parlare Sua Santità è la capacità di comunicare sempre in modo profondo e amorevole, a prescindere dalle domande o dagli argomenti. E la sua presenza. In ogni attimo, in ogni gesto, la sua presenza è totale, persino quando guarda gli affreschi sul soffitto della sala o raddrizza la bandierina tibetana che si è inclinata sul tavolo, con una sonora risata. Tutto scorre placidamente, ogni frase nutrita di una saggezza semplice e incontestabile. L’amore, la pace, la compassione, la non-violenza, il rispetto, l’apertura mentale, trovano sempre spazio in ogni spunto di discussione. Non esiste eccezione. “Finchè avrò vita mi impegnerò sempre in questa direzione”. Non sono parole, sono fatti. “Non sono valori propri di una religione, sono dei fattori biologici, innati in ognuno di noi…” Lo si capisce solo guardandolo in volto… “Perché ognuno di noi ha conosciuto l’energia della compassione, dal momento che tutti siamo stati generati e nutriti da una madre. E’ quello il primo incontro che abbiamo con la compassione”… “Occorre sviluppare la pace interiore in ognuno di noi, individualmente, per poi sperare di diffonderla anche a livello collettivo”… E ancora: “Ringrazio tutti voi per il vostro apporto, perché sostenere la causa del Tibet non significa adoperarsi per i diritti di un popolo, ma per quelli di ogni singolo uomo”. Finchè si arriva alla conclusione e i saluti, anche per recuperare il ritardo iniziale. Guardiamo gli orologi: stentiamo a crederci, un’ora e mezza! Volata. Le persone si fanno avanti per stringere la mano o cercare un contatto con Sua Santità: giornalisti, fotografi, addetti ai lavori. Difficile dire cosa accade in noi durante un incontro con una grande personalità… Da un lato il suo magnetismo che ci avvolge e conquista, dall’altro il nostro istinto a cercare un riferimento, una guida. Forse il desiderio di ricevere un riconoscimento, un segno di empatia che ci gratifichi ed onori, proprio perché giunge da qualcuno ritenuto molto importante. In fondo è sempre stato così: la folla in ogni epoca ha acclamato sovrani, papi, imperatori ma anche, similmente, tiranni, despoti e dittatori. La fascinazione del carisma probabilmente è incastonata nel nostro DNA, richiamo di antichi comportamenti di branco. Questo ho sempre pensato. Finchè, nel prendere la via di uscita tra giornalisti e addetti alla sicurezza, Sua Santità il Dalai Lama si è fermato e mi ha rivolto una carezza… Continuo a non sapere cosa scatti dentro di noi davanti a un grande personaggio. Però adesso so cosa prova una conchiglia sulla spiaggia, quando viene lambita dolcemente dalle onde dell’Oceano…
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