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EDITORIALE 7 PDF Stampa E-mail

di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n.7 Inverno 04/05)

 

NESSUNA COSA E' DOVE LA PAROLA MANCA

 

I più antichi documenti scritti nell’Asia orientale risalgono al XIII secolo a. C. Tra il XIII ed il VI sec a. C. nascono le scuole di Confucio e Lao Tzu. Il nome con cui il fondatore della dottrina confuciana è conosciuta in Occidente è dovuto ai missionari cattolici del XVII secolo che latinizzarono K’ung fu tzu in Confucio (551-479 a. C). ed il suo insegnamento, esclusivamente orale, è stato raccolto dai suoi discepoli in quattro libri. Il pensiero confuciano non si eleva a metafisiche ma si raccoglie attorno ad un’etica pratica: determinare il Tao dell’uomo conforme al Tao del cielo e che nella dinastia Chou raggiungeva, a suo avviso, il massimo equilibrio. Di qui la dottrina della rettificazione dei nomi secondo cui “un sovrano è un sovrano, un suddito è un suddito, un padre è un padre, un figlio è un figlio”. Se ognuno si adegua al proprio nome e ruolo, l’ordine cosmico è perfettamente conforme alle regole del Tien, il Cielo. Contemporaneo al movimento confuciano e in polemica con esso, a partire dal VI secolo a. C. si sviluppa in Cina il movimento taosista che la tradizione fa risalire a Lao Tzu,. Partito in tarda età per un viaggio senza ritorno, egli giunse agli estremi confini della Cina, dove fu invitato dal guardiano della dogana a fissare graficamente la sintesi della sua dottrina. Nacque così il libro delle “cinquemila parole”. L’ideogramma Tao vuol dire via, termine con cui non si intende qualcosa di immutabile, costante e permanente quanto la perpetua mutevolezza, in cui l’essere Yu ed il non essere Wu, la vita e la morte, si alternano continuamente. Non essendovi nulla di immutabile, i nomi, che servono a fissare il senso di una nozione, vanno tutti eliminati poiché, in un mondo senza permanenza, il contenuto delle nozioni non è né costante né immutabile. Perciò sono termini giusti quelli che esprimono il costante divenire, la perpetua mutevolezza, l’esatto contrario di quanto si prefiggevano i confuciani. Il sapere stesso non è strumento di perfezionamento morale, al contrario: saggio è chi sa senza studiare. Il carattere non antropocentrico del taoismo è allo stesso tempo l’aspetto più caratterizzante del suo pensiero ed antitetico a quello dell’Occidente. Il tao è eterno ed innominabile, principio del cielo e della terra, è al di là di ogni determinazione possibile nell’orizzonte degli umani, è il wu per antonomasia. Non essendo determinabile, l’uomo non può avere cognizione del tao ma solo dei principi ancestrali del cosmo (Ying e Yang) e la felicità è possibile lì dove egli assecondi l’eterno fluire delle dualità dell’esistenza, umana e naturale (uscendo dal Tao l’uomo nasce, tornando al Tao l’uomo muore). Il taoismo è l’elaborazione più distante dalla metafisica occidentale che invece nutre le sue fondamenta proprio sul possesso della terra e della natura da parte degli uomini e, soprattutto, sulla negazione sistematica di differenti modalità di pensiero. Punto da cui è obbligatorio ripartire per una filosofia dell’avvenire.

(disegno e copertina di Nicoletta Costa)




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