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EDITORIALE 27 PDF Stampa E-mail
di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n. 27 - Inverno 09/10)

 

 

 

TRA UOMINI E DÈI

   
"Siate padroni
delle vostre parole
e delle vostre menti
così non commetterete
del male
neanche con il corpo"
  
Buddha
   
Tornare a descrivere i soprusi del regime cinese in Tibet è un gesto di presenza ed indignazione dovuto e, soprattutto, di speranza non tradita. Non solo un richiamo a cura di Amnesty International, il 10 dicembre scorso, con iniziative che hanno attraversato l’Italia e il mondo intero, per irrompere sull’attenzione di tutti e celebrare il sessantunesimo anniversario della tutela dei diritti umani inviolabili, ma un mònito tutt’altro che superfluo, che tende la mano e la mente di quegli uomini, di ogni credo e civiltà, che non vogliano farsi distrarre dai fasti facili del Natale che sopraggiunge, sfavillante di forma e spesso diafano di contenuti, alle porte dell’Occidente. Nell’ultimo anno infatti tante cose sono accadute, ma le violenze perpetrate ai danni della popolazione e dei monaci tibetani continuano ad essere efferate ed insensate da parte del potere cinese. Di oltre 1000 persone arrestate dopo i fatti dello scorso anno non si hanno notizie, continuano gli arresti arbitrari, le torture, i rifiuti delle cure; continua l’ottuso ostracismo ad ogni forma di spiritualità, ad ogni pacato e pacifico cammino dello spirito. Le ultime Olimpiadi in Cina, passate nella memoria dei paesi che vi hanno partecipato, come presunta occasione di comunione e riscatto di pace tra i popoli, sono oramai relegate nel cono d’ombra dei media. Ogni riflettore del mondo è di nuovo spento, eccetto le parole sempre ferme del Dalai Lama, paladino instancabile del suo popolo, così ingiustamente piegato da tanta violenza.
  
In un appello, tra i suoi tanti, dell’aprile dello scorso anno, e rivolto alla Comunità Internazionale, il massimo leader tibetano aveva chiesto una soluzione negoziata e pacifica della questione, non solo nella Regione Autonoma del paese ma anche di tutte quelle aree comprese nella zona del Qinghai (Gansu, Sichuan e Yunnan) abitate da una consistente etnia tibetana. Ed ancora, rivolgendosi al popolo cinese per esprimere la sua solidarietà alle famiglie dei cinesi, feriti e coinvolti negli scontri del marzo 2008, il Venerabile aveva invocato l’impegno di tutti alla cooperazione e alla fine dei conflitti. Singolari e straordinarie, in questo contesto, sono state le parole di Tenzin Gyatso riguardo al fatto che a lungo Tibet e Cina siano stati vicini di casa in reciproche ed amichevoli relazioni e che il buddismo stesso sia nato e fiorito in Cina prima di giungere in Tibet dall’India per cui i “ fratelli e sorelle cinesi” - come li ha definiti - siano più anziani nel Dharma.
   
Anche in occasione del capodanno tibetano, ricorso la scorsa primavera (17° ciclo Rabjung dell’anno regale tibetano 2136), il Dalai Lama ha denunciato l’ingiustizia della “rieducazione patriottica” da parte cinese con restrizioni fortissime imposte persino ai turisti stranieri. L’appello, in quell’occasione rivolto al suo popolo è stato “l’esercizio della pazienza e di non cedere alle provocazioni” nonostante le vessazioni e le sofferenze subite, e si è chiuso con un augurio di gioia e libertà in nome di tutti gli esseri senzienti. Il Tibet che echeggia nelle nostre cronache d’altronde, non è più solo un luogo mitico che conserva monasteri intatti di storia sacra e preziosa, tra percorsi d’eremitaggi sperduti, ma è cuore pulsante in cui s’affacciano piccole e grandi contraddizioni. Come a Lasha, dove i pellegrini si prostrano senza posa sui sagrati dei templi millenari e dove questa stessa carismatica città, intatta per la luce del suo dio che sorride, soffoca all’incombere della nuova debordante presenza cinese: i minuscoli negozi si mischiano agli hotel di lusso, ai centri commerciali persino, alle grigie caserme, alle brutture del ferro e del cemento volute da Pechino. Il Tibet delle campagne solitarie, delle montagne superbe, dei villaggi in cui la vita è straordinariamente circolare, percorsa da paesaggi lunari incorniciati da ghiacciai, non è più solo quella degli uomini semplici che le abitano da sempre ma diviene, suo malgrado, un potente ingranaggio economico che ne stritola le tradizioni e le abitudini più autentiche. In nome di un nuovo ed ottuso gigante che avanza.
   
Immagine: "Wutai Shon" di Leonardo Vecchiarelli, per gentile concessione di www.oltredimore.it
 
Mari Valentini   ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )
 
 
 



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