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EDITORIALE 26
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di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n. 26 - Autunno 2009)
IL BUDDHA DEL FUTURO “Ora che io sono apparsa,
unirò tremila mondi in uno
e costruirò un mondo divino che durerà in eterno”
Nakayama Miki, sacerdotessa giapponese
In tutte le società e culture il gruppo impone leggi di potere e di preminenza sul singolo, ed esige il rispetto delle regole e dei riti con cui la comunità scandisce il proprio calendario liturgico e le proprie specifiche forme di identità e appartenenza. Può apparire singolare, ma non è affatto casuale quindi, che nella storia umana e, di solito, in periodi di cambiamento e di crisi, i leader religiosi siano le donne dotate di capacità estatiche. Nel Giappone del primo ‘900 per esempio proprio quelle figure femminili che erano state emarginate dal contesto religioso ufficiale appaiono come fulcro di una nuova salvezza e seppure fossero state additate impure per definizione, divengano poi simbolo di un’idea di santità radicalmente innovativa. La loro esperienza sacra, libera da ogni schema, la loro possessione spontanea e imprevedibile realizza, ad un certo punto della storia nipponica, potenzialità sconosciute allo sciamanesimo tradizionale. La volontà delle leader carismatiche si rivela fortissima ed inutilmente le autorità politiche tenteranno di arginarne la seduzione imponente. La sacerdotessa Nakayama Miki, quando è minacciata e picchiata dal marito, perché contrario alla sua vocazione, cade in estasi per giorni e rifiuta di mangiare e bere fino a che non è accontentata, dimostrando poi attegiamenti ancora più eccentrici e distruttivi, perchè animata da fervori divini. La famiglia la costringe a sottoporsi a riti di esorcismo, la polizia la rinchiude in carcere ma lei non cede fino a che, una volta liberata, si diffonde la fama delle sue doti magiche di guaritrice. La medesima vicenda accade anche a Deguchi Nao, fondatrice di un’altra aggregazione religiosa: dopo le prime possessioni è arrestata, ma a dispetto delle estenuanti sorveglianze a cui viene sottoposta, ispirata dalla presenza divina, scrive sulle pareti della stanza il messaggio profetico che diverrà il testo sacro del suo nuovo movimento religioso. Fedeli sempre più numerosi vogliono incontrarla per avere un rapporto col divino, che ella incarna, più diretto e spontaneo, accorrono per raccontarle i loro problemi, per ascoltare con febbrile attenzione le sue profezie. Sono le stesse condizioni sociali a determinare queste esperienze del sacro più immediate e liberatorie ed a generare un bisogno collettivo che si raccoglie proprio attorno a figure tradizionalmente emarginate. Le esperienze estatiche di queste donne non obbediscono a date e riti prevedibili, né avvengono in cerimonie tradizionali e gli stessi gesti ed emozioni espressi appaiono spesso incoerenti. La funzione liberatoria di queste singolari forme di estasi sta nel coinvolgere gli adepti nelle loro stesse visioni profetiche in una sorta di anti-rito collettivo.I messaggi di queste donne carismatiche riflettono e amplificano la confusione culturale del momento storico, sono assai spesso indecifrabili e sconnessi ma in questa contraddittorietà sta il loro valore. Rivolti ad una folla anonima sono interpretabili da ciascuno a suo modo creando una situazione di disorientamento culturale di cui le caotiche visioni della sacerdotessa fanno da specchio segreto e insondabile. Come gli attori del teatro greco e romano, come il giullare-folle della cultura inglese shakespeariana, come le Krivapete delle valli del Natisone - le donne dai piedi riversi - queste sciamane ribaltano ogni ordine sociale precostituito: si rivolgono alla folla senza badare a gerarchie sociali, non accettano il sistema religioso ufficiale, scandiscono un ordine nuovo. Non a caso le loro parole ispirate possiedono una forte valenza spirituale annunciando missioni grandiose ed utopiche che superano la piccola comunità a cui si rivolgono e rappresentano un fattore di grandissimo innovamento rispetto alle esperienze religiose codificate, attingendo a tradizioni diverse tra cui anche quella cristiana. Queste fondatrici spesso comunicano l’incombere di catastrofi, conflitti, traumi e bruschi cambiamenti socio-economici, cataclismi e prodigi di ogni genere.
Si tratta di visioni radicate nella tradizione, anche buddista, che si accompagnano ad un altro motivo ricorrente nei credi ufficiali: quello del nuovo dio che giungerà a salvare il mondo. Il tema infatti del dio che distrugge e rigenera, del “Buddha del futuro”, che nel momento del buio dei tempi verrà a portare nel mondo la luce della buona Legge, appare anche nelle Nuove Religioni giapponesi e soprattutto nel culto Miroku che ha dato espressioni a molte istanze millenaristiche. Spesso i contadini in periodi di calamità davano vita a danze estatiche in cui si inneggiava al salvatore atteso, cantando in coro il sogno felice dell’arrivo imminente di una nave ricca di tesori: dalla catarsi sarebbero fioriti nuovi mondi ed una rugiada celestiale li avrebbe purificati con la promessa di una felicità senza fine. Il valore delle profezie di queste donne ispirate da dio appare dunque in questi contesti preziosissimo e se in tempi normali le sciamane, le vagabonde impure, subiscono una forte emarginazione dal gruppo, eccole riapparire invece forti di un carisma e di una popolarità indiscutibili. Venerate come il “dio vivente” diventano rifugio dalle catastrofi, origine del bene, centro del mondo. Ma il gruppo prende nuovamente a strutturarsi, riappaiono le gerarchie sociali, la nuova religione arriva a un nuovo compromesso con lo stato, modera il suo messaggio di provocazione e rottura, ottenendo in cambio il riconoscimento ufficiale: l’adesione al movimento finisce per diventare una consuetudine. E con il processo di istituzionalizzazione ecco una figura maschile si affianca alla sciamana, si stabiliscono date regolari per i riti estatici, che si fanno man mano più solenni e stereotipati. La sacerdotessa viene fatta tornare nel tempio, lontana dai suoi fedeli e le preghiere impulsive che cantava e ballava, ispirata dal dio, finiscono per essere recitate come formule rituali fisse che ne stemperano l’effervescenza e la forza magica e irruenta iniziale. Ogni cerchio si chiude.
Mari Valentini
(
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In tutte le società e culture il gruppo impone leggi di potere e di preminenza sul singolo, ed esige il rispetto delle regole e dei riti con cui la comunità scandisce il proprio calendario liturgico e le proprie specifiche forme di identità e appartenenza. Può apparire singolare, ma non è affatto casuale quindi, che nella storia umana e, di solito, in periodi di cambiamento e di crisi, i leader religiosi siano le donne dotate di capacità estatiche. Nel Giappone del primo ‘900 per esempio proprio quelle figure femminili che erano state emarginate dal contesto religioso ufficiale appaiono come fulcro di una nuova salvezza e seppure fossero state additate impure per definizione, divengano poi simbolo di un’idea di santità radicalmente innovativa. La loro esperienza sacra, libera da ogni schema, la loro possessione spontanea e imprevedibile realizza, ad un certo punto della storia nipponica, potenzialità sconosciute allo sciamanesimo tradizionale. La volontà delle leader carismatiche si rivela fortissima ed inutilmente le autorità politiche tenteranno di arginarne la seduzione imponente. La sacerdotessa Nakayama Miki, quando è minacciata e picchiata dal marito, perché contrario alla sua vocazione, cade in estasi per giorni e rifiuta di mangiare e bere fino a che non è accontentata, dimostrando poi attegiamenti ancora più eccentrici e distruttivi, perchè animata da fervori divini. La famiglia la costringe a sottoporsi a riti di esorcismo, la polizia la rinchiude in carcere ma lei non cede fino a che, una volta liberata, si diffonde la fama delle sue doti magiche di guaritrice. 













